6 luglio – IL SANGUE CHE PACIFICA CON DIO

6 luglio – IL SANGUE CHE PACIFICA CON DIO
Dopo il diluvio universale Noé offrì a Dio un sacrificio di lode e di grazie ed ecco che l’arcobaleno appare all’orizzonte, come per avvolgere in un solo amplesso il cielo e la terra. Dio, placato, giurò che mai avrebbe distrutto i viventi sulla terra. Il sacrificio offerto da Noé era soltanto la figura dell’immolazione di Cristo, che, col sacrificio del proprio Sangue, avrebbe pacificato l’umanità con Dio. Cos’è il peccato se non un atto di guerra dell’uomo contro il suo Creatore? L’atto di guerra genera inimicizia. È l’uomo che, ribellandosi a Dio, diventa suo nemico, ne provoca l’ira ed i castighi. Il Sangue di Gesù è stato versato per cancellare questo stato di guerra. I quattro angeli dell’Apocalisse che Dio manda per punire il mondo, odono una voce: «Non versate il calice della vendetta, perché prima si devono segnare coloro che ne dovranno essere preservati». «E chi sono costoro?» domandano gli angeli. La voce risponde: «Coloro che lavarono le proprie anime nel Sangue dell’Agnello». Quanta bontà del Signore verso di noi! Non solo ci ha purificati col suo Sangue, ma ha voluto anche dimenticare tutte le nostre colpe e ci ha proclamati suoi figli prediletti. Rispondiamo anche noi con l’amore a tanto amore. Quale nera ingratitudine sarebbe la nostra se osassimo offenderlo e tradirlo col peccato, proprio mentre egli, con paterno amplesso ci stringe al suo Cuore.

ESEMPIO: I santi, che più degli altri conoscono il valore di un’anima, si sono adoperati in tutti i modi per salvare non solo la propria, ma anche quelle del prossimo. Un apostolo instancabile fu S. Francesco Saverio, della Compagnia di Gesù, da S. Gaspare scelto a protettore dei Missionari e delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Egli abbandonò gli onori e le comodità del suo nobile casato, entrò nella Compagnia di Gesù e solcò gli oceani per portare la fede di Cristo nelle Indie e in Giappone. Il Crocifisso era la sua spada conquistatrice. Un giorno, viaggiando sul mare in burrasca, gli fu strappato dalla furia delle onde, ma lo riebbe inaspettatamente da un grosso granchio il giorno dopo, mentre era in preghiera sulla spiaggia. Dopo l’India e il Giappone, assetato ancora di anime, tentò di penetrare in Cina, ma non poté coronare il suo sogno, perché Dio volle chiamarlo al premio di tante fatiche. Morì nell’Isola di Sanciano, di fronte a Canton, il 3 dicembre 1552. Quel braccio, che battezzò migliaia di infedeli, è esposto nella chiesa del Gesù in Roma.

PROPOSITO: Se per disgrazia cadrò in peccato, penserò alla grande dolcezza che si prova quando si è in pace con Dio, gli chiederò subito perdono e mi confesserò al più presto.

GIACULATORIA: Agnello di Dio, che col tuo Sangue togli i peccati del mondo, abbi pietà di me.