ANGELI E GENTE COMUNE: GLI INCONTRI INATTESI

TESTIMONIANZE SUGLI ANGELI

Tratto da: “Angeli”

ANGELI E GENTE COMUNE: GLI INCONTRI INATTESI

QUELL’INCREDIBILE IMMAGINE SULLA FOTOGRAFIA
Spagna 1991: Alicia Quintaval Villegas, una donna di Torrelavega, ca-salinga e madre di una figlia, si ritrova a passeggiare in un bosco di El Escorial, quando un forte odore di incenso la conduce fino a un luogo che è spinta, per curiosità, a fotografare. Sembra proprio un boschetto delle fate, con alberi secolari, erba nuova e coloratissimi fiori selvatici. Un sog-getto sufficiente per quello che doveva essere un semplice ricordo di va-canza, ma che contiene invece ben altro, come Alicia scoprirà al momento dello sviluppo della fotografia Al centro di quest’ultima infatti, campeggia una figura diafana, sessuata e vestita di una tunica bianca. I capelli sono biondi, il volto di una serenità perfetta. I piedi inoltre non sembrano toccar terra, quasi che fluttui a mezz’aria. Potrebbe trattarsi di una fata, se nonché un’immagine profana non si presenterebbe all’obiettivo recando in mano un calice dell’Eucaristia. L’autrice dell’insolito documento fotografico è sconvolta e, interrogata più volte, giura di non aver veduto proprio nulla al momento del clic, dicendosi certa che la figura sia apparsa soltanto in un secondo momento, come se l’obiettivo avesse catturato un’immagine ap-partenente a un mondo sconosciuto, invisibile all’occhio umano. Soltanto quando la foto arriva sul tavolo di una rivista cattolica qualcuno sembra voler dar credito alla buona fede della donna spagnola. Ha così inizio una lunga trafila di conferme e smentite, discussioni e polemiche. La foto fa il giro del mondo e il periodico italiano Il Segno la pubblica addirittura in copertina, adducendo formalmente l’ipotesi che possa trattarsi davvero dell’immagine di un angelo.

LA REGINA DEGLI ANGELI
John Hein è nato negli Stati Uniti, classe 1924. Uomo d’affari molto ricco, è guarito miracolosamente di una grave intossicazione ai polmoni che lo aveva condotto in fin di vita, dopo aver avuto una visione della Vergine Maria, nel Texas, insieme ad altri testimoni. “Fu nel 1989, durante la festa dell’Assunzione” racconta John “Ero andato in pellegrinaggio a Lubbock, dove si diceva fosse avvenute delle apparizioni della Madonna e degli angeli. Stavo per tornarmene a casa dopo una lunga notte di preghie-ra, quando, alle tre del mattino, li vidi! Stavano tutti intorno alla fontana.

Gli angeli circondavano Maria. Ricordo solo che erano bianchi perché, in effetti, non ci badai troppo. Quando si ha Maria davanti agli occhi, non si nota praticamente nient’altro, tutta l’attenzione è concentrata su di Lei.

Gli angeli stavano alle sue spalle, come delle guardie del corpo. Mi ha stupito vedere quanto fosse piccola… La “regina degli angeli” mi ha chiesto di incoraggiare la gente a recitare il rosario… E’ l’arma più potente di cui dispongano gli esseri umani. Forse perché è stato proprio un angelo del Signore a donarlo alla Vergine…

E’ una preghiera infallibile, da quando sono guarito la recito ogni gior-no per ben tre volte, come mi è stato chiesto di fare. E’ ben poco in cambio di una grazia così grande!”

DOPO IL TRAUMA, QUELLA MUSICA
In seguito a un aborto spontaneo, una donna racconta:

“Dopo il trauma mi ammalai gravemente e un giorno, mentre pregavo, mi sentii come sollevare di peso udendo subito dopo una musica melodio-sa, come un coro celeste che cantava. Un’esperienza che non potrò mai dimenticare”.

UNA MANO SULLA SPALLA CHE MI INCORAGGIAVA
“Ero entrata in una profonda crisi spirituale”, rivela un’infermiera “in quel periodo facevo il turno di notte, ma non ce la facevo più ad andare avanti per via del dolore, della solitudine e dello stato di profonda prostra-zione in cui mi trovavo. A un certo punto, nel silenzio di una notte partico-larmente penosa, avvertii chiaramente una mano appoggiarsi sulla spalla, in un gesto che mi infuse una sensazione di grande conforto”.

Esperienze analoghe si riscontrano in numerosissime altre testimonianze della letteratura riguardante le presenze spirituali intorno all’essere umano.

SPIE COME NOI
Questa è una vera e propria spy-story. A raccontarla è una coppia di coniugi, lui di provenienza olandese, lei nata oltre la cortina di ferro, in-contratisi molti anni fa, nel periodo in cui entrambi lavoravano per i rispet-tivi servizi segreti: un mondo cinico e duro, dove non c’è certamente spa-zio per i sentimenti. “Malgrado fossimo giovani” raccontano oggi “aveva-mo dovuto mettere a tacere le emozioni e riporre qualunque illusione ri-spetto alla vita. Eravamo vecchie conoscenze l’uno dell’altra, ma nutrivamo un profondo, istintivo odio reciproco. Ci trovavamo in una zona del blocco orientale, quando un giorno ci capitò di doverci incontrare in veste ufficiale. A quell’epoca la vita emotiva di entrambi era dominata da un senso di autentica disperazione. Vagammo in quella città dell’Est europeo come nel vuoto, all’insaputa l’uno dell’altra, quando ci sentimmo spinti da una forza interiore verso una grande cattedrale. Una volta entrati, avver-timmo entrambi una mano potente afferrarci per il collo fino a farci pro-strare. Quell’esperienza indimenticabile e potentissima ci unì indissolubil-mente. Era come ritrovarsi insieme in paradiso, dopo essere sfuggiti all’in-ferno”.

Sposatisi qualche tempo dopo, i due giovani si prodigarono molto, in seguito, per l’assistenza dei perseguitati religiosi nei paesi dell’Est.

LA PACE RITROVATA
Racconta una donna che preferisce rimanere anonima: “Stavo vivendo un momento di profonda crisi coniugale e trascorrevo le notti in bianco invocando l’aiuto di Dio. Un giorno persi l’equilibrio e, nel cadere, vidi distintamente una luce bianca che mi pervase di un sentimento di pace e felicità. Nonostante i miei problemi non si fossero risolti per questo, da quel giorno cominciai a vederli sotto una diversa prospettiva, trovando finalmente la forza di affrontarli.

AVVENTURA IN ALTA QUOTA
L’alpinista Francis Smythe racconta di aver sentito il proprio angelo perfino durante una scalata solitaria del monte Everest, nel 1933. Egli ri-corda una presenza potente, ma amichevole, in compagnia della quale non poteva sentirsi solo, né temeva alcun pericolo. Sebbene invisibile, la pre-senza divenne per lui talmente familiare che lo scalatore finì per abituarvisi e darla per scontata. “Quando mi fermavo e prendevo dalla tasca dei bi-scotti, era istintivo spezzarli in due, offrendone una parte al mio compa-gno”, ricorda.

ANGELI DI SALVATAGGIO: GLI INTERVENTI PROVVIDENZIALI
PRESENZE
Philip T è un giornalista inglese che dopo un terribile incidente di moto, all’età di 23 anni, scoprì il culto degli angeli e mi unì ad un gruppo di preghiera dove si cercava di sviluppare la relazione con gli esseri di luce. “Nel corso di una meditazione” racconta “avvertii due presenze lumi-nose, alte diversi metri…”

UN ANGELO SUGLI SCI
Racconta la scrittrice americana Sophy Burnham, autrice fra l’altro di un best seller sugli angeli: “Parecchi anni fa stavo sciando su una pista con mio marito, quando mi trovai a pochi metri da un crepaccio, con nessuna apparente possibilità di salvezza. Un attimo prima che il vuoto mi risuc-chiasse però, accadde qualcosa: uno sciatore vestito di scuro mi superò e si infrappose fra me e il burrone. Vi andai a sbattere contro e, quando lo guardai, sentii che quell’uomo mi era incredibilmente familiare. Non capii subito che si trattava del mio angelo custode, ma lo stesso giorno si verifi-carono tanti altri eventi così strani che alla fine dovetti concludere che si era trattato davvero di un’esperienza angelica. Il cielo era pieno di magni-fici colori e quel volto sorridente mi rimase impresso così saldamente nella memoria che, a distanza di tanti anni, è come se lo vedessi ancora. Fu un’esperienza reale, anche mio marito se ne ricorda perfettamente…”

L’ANGELO DEL PRESIDENTE SCALFARO
“Voglio raccontarvi un fatto personale vissuto durante la guerra, al qua-le non sono mai riuscito a dare una spiegazione. Ero stato congedato come militare perché nominato magistrato. Vennero altre leggi che mi rimetteva-no sotto le armi, ma non mi presentai e rimasi per tutto il tempo senza documenti. Un giorno, terminata un’udienza, dovevo andare a Domodossola. Presi il treno che, nella stazioncina di Cuzzago, fece una fermata imprevista. Dalla mia comodissima terza classe in legno dolce mi affacciai e vidi i tedeschi con quelle loro impressionanti divise. Il mio pri-mo pensiero, anche se un po’ infantile, fu quello di vedere se dall’altra parte vi fossero vie d’uscita. C’era un tedesco armato di tutto punto che avrebbe tolto a chiunque l’idea di scappare. Si erano già verificati diversi casi in cui delle persone erano state fermate e, senza apparente motivo, fucilate sul posto. Eravamo immobili, con le spalle al treno, ognuno con la tessera di riconoscimento in mano. Vidi avanzare i soldati, fino a quando arrivarono a quello prima di me e poi passarono oltre. Io non esistevo. Era come se non ci fossi. Camminai lentamente a passi indietro per timore che un movimento brusco richiamasse la loro attenzione e risalii quei gradini altissimi della terza classe quando i tedeschi erano ormai lontani. Non ho mai saputo dare una spiegazione a ciò e mi sono detto che certo mia madre in quel momento stava pregando il mio angelo custode di assistermi”.

LA CAVALLERIA BIANCA
Nel corso della prima guerra mondiale molti soldati inglesi dichiararo-no alla redazione di un giornale di essere stati protetti in battaglia da nobili cavalieri alati. L’esercito tedesco, dopo un terribile bombardamento, ave-va iniziato a muoversi verso le trincee britanniche nella zona sud-est di Lille, quando si udì un rumore d’artiglieria e i soldati esterrefatti videro l’insolita armata accorrere, costringendo i Tedeschi a disperdersi in gran fretta. Gli Inglesi mandarono immediatamente fuori le pattuglie che catturarono al-cuni ufficiali nemici. Questi uomini iniziarono allora a raccontare con l’aria atterrita che proprio mentre stavano correndo al riparo, avevano visto un’ar-mata emergere dalla parte inglese. I cavalieri erano vestiti di bianco e la loro cavalcatura era del medesimo colore. La prima reazione fu quella di pensare che erano sopraggiunte nuove truppe dal Marocco, ma la cosa apparve loro strana perché, malgrado si sparasse all’impazzata, nessuno di quei soldati fu colpito, né cadde da cavallo. L’armata era guidata da una grande figura con capelli biondi e un’aureola attorno alla testa. Sopraffatti dalla paura di trovarsi di fronte a un esercito di spettri, i Tedeschi avevano allora interrotto l’offensi-va. Gli Inglesi tuttavia non avevano visto nulla, ma nei giorni seguenti, decine di prigionieri confermarono la versione ufficiale.

Successivamente l’evento fu trascritto sugli annali inglesi e su quelli tedeschi ed è tuttora noto come il miracolo della cavalleria bianca di Ypres.

AL SICURO SOTTO L’ALA
Le schiere degli angeli tornano in campo anche durante la seconda guerra mondiale, allorché la potente Russia attacca la piccola Finlandia. Nessuno credeva che un così piccolo esercito potesse resistere all’attacco delle forti divisioni sovietiche, ma nessuno, compreso Churchill, avrebbe mai potuto immaginare che la Finlandia avesse alleati tanto potenti. I Russi avevano attaccato con una, tattica a pinza, accerchiando l’intero contingente finlandese, al quale non restò di meglio da fare che mettersi a invocare l’aiuto di Dio.

Aiuto che non si fece aspettare, poiché i Russi furono incapaci di muo-vere l’attacco, quasi che i Finlandesi si fossero volatilizzati. Alcuni testi-moni giurano di aver visto, nella notte, un angelo gigantesco sospeso a mezz’aria, con le ali aperte sul campo.

ANGELI ALLA CLOCHE
Sempre durante l’ultima guerra, le armate angeliche sono intervenute nell’episodio del salvataggio della Forza di Spedizione Inglese dalla Fran-cia, noto come il miracolo di Dunkerce e di nuovo nella Battaglia d’Inghil-terra, considerata oggi il momento cruciale della guerra, quello che segnò l’inizio della fase discendente di Hitler.

La storia viene riportata dal maresciallo d’aviazione Lord Dowding, secondo il quale gli aerei i cui equipaggi erano stati annientati, continuava-no a combattere: altri piloti videro addirittura delle misteriose figure-bian-che sedute ai comandi dei velivoli…

VIRA A DESTRA!
Il pilota americano Martin Caidin racconta che il 13 settembre 1964, nel corso di un volo su Dodge City, lui e il suo co-pilota sentirono una voce potente intimare in tono perentorio “Vira a destra!” Stupefatti e confusi, i due effettuarono la manovra giusto un istante prima che, dalla parte sini-stra del velivolo, sfrecciasse a velocità inaudita una palla di fuoco. Un intervento superiore aveva loro evitato la collisione con un gigantesco meteorite!

SIMPATIA PER CHI VOLA
Un altro pilota, stavolta svedese, nel dicembre 1991 è riuscito a far atterrare il suo aereo semidistrutto salvando tutti i passeggeri e a chi gli domandava come avesse sventato una simile tragedia, dopo che aveva guar-dato in faccia la morte, rispondeva enigmatico: “Gli angeli hanno una par-ticolare simpatia per chi vola”.

CHI FECE QUEL NUMERO DI TELEFONO?
Lia Tanzi, grande doppiatrice di Greta Garbo, racconta che, sentitasi male mentre si trovava sola in una stanza d’albergo, venne salvata, quasi priva di sensi, da qualcuno che non riuscì a vedere, ma che di sicuro chia-mò al telefono al posto suo un infermiere che venisse a soccorrerla, nonché alcuni parenti. Anche lei continua a domandarsi come ciò sia potuto acca-dere, “Sarà stato un angelo a salvarmi?”.

LA BICICLETTA VOLANTE
Mentre i Tedeschi invadevano l’Olanda con lunghi convogli di autocar-ri, a Linburg una ragazzina stava percorrendo la strada in bicicletta, quan-do un camion le passò accanto e i soldati cominciarono a importunarla. Lei, infuriata, si voltò dall’altra parte e per poco non venne investita dal camion successivo, che deviò la propria traiettoria cercando di gettarla fuori strada per punirla della sua superbia. Un attimo prima che fosse travolta, la giovane venne inspiegabilmente trasportata, insieme alla sua bicicletta, a diversi metri di distanza, mentre il camion si allontanava a tutta birra. Un uomo che seguiva la scena da una ventina di metri fu testimone dell’acca-duto…

LA BICICLETTA VOLANTE II
Quasi identico l’evento narrato da un uomo che solo un miracolo avrebbe potuto salvare dall’essere investito in pieno da un’auto in corsa. Anche in questo caso, la sua bicicletta si era inspiegabilmente sollevata fino a rag-giungere il ciglio della strada, finendo per infrangersi contro un muro, ma mettendo l’ uomo definitivamente in salvo.

GUARDIE DEL CORPO INVISIBILI
Un predicatore in missione in Africa, un giorno che si stava recando a far visita a uno dei suoi parrocchiani, si imbatté in due banditi che si erano nascosti dietro alcune rocce lungo la strada. L’attacco non ebbe mai luogo perché, a fianco del predicatore, furono viste due imponenti figure vestite di bianco. I malviventi raccontarono l’episodio qualche ora dopo alla ta-verna, cercando di scoprire di chi si fosse trattato. Dal canto suo, l’oste girò la domanda, non appena lo vide, al diretto interessato, ma egli dichia-rò di non essersi mai servito di alcun guardaspalle.

GUARDIE DEL CORPO INVISIBILI II
Una storia analoga si svolse in Olanda a cavallo del secolo. In un quar-tiere proletario dell’Aia abitava un panettiere conosciuto come Benedetto Breet. Il sabato sera riordinava il negozio, disponeva le sedie e la domeni-ca mattina teneva un incontro con gli abitanti del vicinato i quali come lui, non appartenevano ad alcuna chiesa. Le sue lezioni di dottrina erano sem-pre affollatissime, tanto che molte prostitute, dopo avervi assistito, aveva-no cambiato mestiere. Ciò aveva reso il personaggio di Breet molto sgradi-to a chi sfruttava la prostituzione nella zona del porto. Fu così che, una notte, l’uomo fu svegliato di soprassalto mentre dormiva, da qualcuno che lo avvertiva che, in un quartiere non troppo distante, un tale stava male e domandava il suo aiuto. Breet non si fece pregare, si vestì in fretta e furia e si diresse all’indirizzo che gli era stato indicato. Giunto sul posto però, scoprì che non vi era alcun malato da soccorrere. Vent’anni più tardi un uomo entrò nel suo negozio e chiese di parlargli.

“Sono quello che venne a cercarvi quella lontana notte” disse “Io e un mio amico volevamo tendervi una trappola per affogarvi nel canale. Quan-do però arrivaste addirittura in tre, ci perdemmo d’animo e il nostro piano fallì”

“Ma com’è possibile?” obiettò Breet “ero completamente solo, non c’era anima viva con me quella notte!”

“Eppure noi vi vedemmo camminare in mezzo a due altre persone, po-tete credermi!”

“Allora il Signore deve aver mandato degli angeli a salvarmi” disse Breet con profonda gratitudine “Ma com’è che siete venuto a dirmelo?” Il visitatore rivelò di essersi convertito e di aver sentito l’impellente bisogno di confessargli tutto. Il forno di Breet è oggi una casa di preghiera e questa storia è reperibile nella sua autobiografia.

UN RAGAZZO MAI VISTO CHE SAPEVA IL MIO NOME
A narrare questa vicenda è una donna di nome Euphie Eallonardo: “Fu sconsiderato da parte mia voler fare una passeggiata prima dell’alba nel labirinto di viuzze alle spalle del terminal degli autobus, in una città peri-colosa come Los Angeles. Ma ero giovane ed arrivavo per la prima volta nella metropoli. Il colloquio che dovevo sostenere per ottenere un posto di lavoro era fissato per cinque ore più tardi e non seppi trattenermi dall’esplo-rare i dintorni. A un tratto mi resi conto di essermi perduta per i vicoli e, voltandomi, vidi tre uomini che mi seguivano cercando di non farsi notare. Tremando di paura, feci quello che faccio sempre quando mi trovo in diffi-coltà: piegai la testa e chiesi a Dio di salvarmi. Risollevando lo sguardo vidi un quarto uomo che si avvicinava dall’oscurità e pensai di essere per-duta. Sebbene fosse molto buio, potei distinguere bene le fattezze del gio-vane: indossava una camicia bianca e un paio di jeans. Aveva in mano un cestino per le provviste ed era pressappoco sulla trentina, senz’altro più alto di un metro e 80. Aveva un’espressione severa sul volto, ma era bellis-simo; non ci sono altre parole per definirlo. Istintivamente, corsi verso di lui.

“Mi sono persa e degli uomini mi stanno seguendo” gli dissi disperata “Volevo fare una passeggiata fuori dalla stazione… Ho paura…” “Vieni” disse “Ti porto al sicuro!”

“Io… non so cosa mi sarebbe successo se lei non fosse venuto…” “Lo so io…” rispose, con voce profonda e sicura.

“Ho pregato che qualcuno mi venisse in aiuto appena prima di vederla”. L’ombra di un sorriso gli apparve negli occhi e sulla bocca. Eravamo ormai vicini alla stazione. “Sei al sicuro, adesso” mi tranquillizzò, prima di lasciarmi.

“Non so come ringraziarla” dissi io con un certo fervore. Annuì soltanto con la testa: “Arrivederci Euphie”. Mentre mi incamminavo verso l’atrio mi fermai di scatto. Euphie! Ave-va veramente usato il mio nome? Mi voltai di scatto e corsi fuori per chie-dergli come faceva a saperlo. Troppo tardi. Era già svanito”.

ALL’IMPROVVISO… UNO SCONOSCIUTO
L’autrice descrive questo episodio del 1929, epoca in cui si era trovata intrappolata nella guerra tra ebrei ed arabi. Le ostilità erano molto aspre. In quella circostanza si trovava in una casa araba, dove la fornitura d’acqua era stata sospesa e si stava occupando di un bambino ebreo di quasi un anno, da lei salvato da una sicura morte per denutrizione. Uscire per le strade avrebbe significato la morte perché gli arabi sparavano a qualsiasi cosa si muovesse. Molto presto la donna si trovò ad affrontare una dura scelta tra rimanere in casa e morire di sete, o uscire per strada col rischio di farsi sparare.

Confidando totalmente in Dio, prese in braccio il piccolo e uscì. Il si-lenzio era assoluto, non si udivano rumori di spari. C’erano barricate dap-pertutto e, dopo un po’, ne raggiunse una che non avrebbe potuto scavalca-re con il bambino in braccio così, disperata, si sedette. Fu allora che un giovane molto alto, vestito in abiti europei, apparve di fronte a lei, prese il bambino, passò oltre la barricata e la precedette attraverso le strade di Gerusalemme, mentre tutto continuava a tacere. L’uomo si fermò in silen-zio di fronte a una casa e le ridiede il bambino. Con suo grande stupore, la giovane si accorse di essere arrivata di fronte alla casa di un’amica inglese, scampata miracolosamente alla distruzione. L’uomo, che difficilmente era già stato lì prima d’allora, l’aveva guidata attraverso un’area dov’era proi-bito passare e poi, senza una parola, era svanito.

CHI SPINSE IL TRATTORE IN SALITA?
“Era il 1978, avevo 75 anni. Attaccai al trattore una falciatrice e mi misi a tagliare l’erba della fattoria. Quando finii il lavoro, mi trovavo su un leggero pendio. Spensi il motore e scesi a staccare le lame. Ad un tratto però il trattore iniziò a muoversi all’indietro. Cercai di. mettermi in salvo saltando sul sedile, ma non ce la feci. Un gancio mi colpì sulle ginocchia buttandomi a terra e la ruota sinistra, con i suoi quasi 300 kg. mi passò sopra fermandosi all’altezza del torace. Non riuscivo più a respirare. Il dolore era fortissimo. Sapevo di essere lì lì per morire schiacciato, così pregai Dio di liberarmi. Senza riuscire a credere ai miei occhi, vidi il trat-tore muoversi in direzione opposta, e andare avanti in salita, quel tanto che bastò per liberarmi. Fui trovato con diverse costole rotte e due fratture, ma dopo 12 giorni d’ospedale ero di nuovo a casa e parlavo con gli agenti federali mandati ad investigare sull’accaduto. “Non fornirò un rapporto ufficiale” decise l’agente “perché una decina di uomini non sarebbero riu-sciti a spostarvi quel trattore di dosso”.

PELLEGRINAGGIO CON DIVERSIVO
Un’esperienza unica nel suo genere vide protagonisti gli occupanti di un autobus di ritorno dalla città di Fatima e diretto a Bilao. Si trattava di 53 pellegrini, la cui storia è riportata da Padre Don Cesar Trapiello Velez di Leon, pronto a giurare sulla Bibbia che quanto racconta corrisponde a ve-rità. “Mentre l’autobus percorreva un tratto montagnoso impervio, l’auti-sta Juan Garcia perse il controllo del mezzo. Ipellegrini urlavano, ma lui continuò a seguire la traiettoria senza urtare alcun ostacolo. Trascorso un quarto d’ora l’automezzo si fermò ai bordi di un profondo crepaccio senza che i freni fossero toccati e all’interno si udì la voce dell’arcangelo Mi-chele dire che quanto era accaduto era un segno della Provvidenza”.

UN ANGELO D’EPOCA
Protagonista di questo episodio è un apprezzato teologo e pedagogo di nome Bernhard Overberg, vissuto nel Settecento. Egli raccontava spesso questa misteriosa vicenda: “Stavo riaccompagnando due suore venute a trovarmi e durante il tragitto ci smarrimmo nella vasta brughiera. Dopo un’ora di inutile girovagare, essendo ormai prossima la notte, domandam-mo ospitalità a un casolare di campagna. La coppia di proprietari ci accolse con grande gentilezza. Condivisero con noi la cena e poi ciascuno si ritirò nella propria stanza. Prima di addormentarmi lessi, come d’abitudine, il breviario e l’attenzione mi cadde sull’immagine di un angelo che avevo sempre considerato il mio custode: per qualche minuto meditai sull’opera benefica degli angeli, finché sentii bussare alla porta. Era un giovane mol-to bello e ben vestito che si inchinò e mi disse: “Signore, andate via da questa casa con le suore prima dell’una, in silenzio, senza far rumore: il motivo lo saprete domattina”. Detto ciò se ne andò, lasciandomi molto stupito. Erano le 11 e mezzo. Riguardai l’immagine dell’angelo sul breviario e mi accorsi ché era identica al giovane di poco prima. Allora non esitai: andai a svegliare il cocchiere e gli dissi di preparare i cavalli; poi svegliai le suore e di lì a poco ce la filammo di nascosto. In tre ore raggiungemmo la città, fermandoci alla locanda postale per prendere il caffè. Poco dopo arrivò un giovane commerciante tutto agitato, il quale chiese di parlarmi da solo. “Si-gnore”, disse “stanotte di certo è avvenuto un delitto! Mi sono perso nella brughiera e, raggiunta una casa colonica, ho deciso di chiedere asilo. Se non l’ho fatto è soltanto perché, avendo con me molto denaro, temevo d’esser derubato. Girando un po’ attorno alla casa mi accorsi che c’era luce a una finestra e vidi all’interno sette omaccioni dall’aria spaventosa seduti intorno a un tavolo. Uno disse: – E’ l’una, di sicuro le suore e l’uomo dormono alla grossa. E’ il momento di agire! – Io ebbi timore e me ne corsi via a cavallo, ma sono certo che stanotte in quella casa è avvenuto un delitto!… Quanto a me, fui ben felice di poterlo rassicurare del contrario”.

ANGELI NELLA GIUNGLA
Alcuni Vietcong intendevano attaccare un villaggio ed eliminare tutti i Cristiani. Questi ultimi cercarono rifugio in una chiesa, dove iniziarono a pregare per la salvezza della missione. Per due giorni non accadde nulla, dopodiché, lentamente, i Vietcong si allontanarono. Uno di loro, fatto pri-gioniero, raccontò successivamente che se la pattuglia aveva rinunciato a sferrare l’attacco, era stato pervia delle armate angeliche che circondava-no il villaggio, proteggendolo. Peccato che i pellegrini non si fossero ac-corti di nulla…

IL SIGNORE CINESE VESTITO Dl BIANCO
Il dottor Nelson Bell racconta che nel 1942 in Cina, dopo la vittoria della guerra da parte dei Giapponesi, prestava la sua opera presso l’ospedale di Tsingkiangpu, nella provincia di Xiaugsu, ed era solito rifornirsi di Vangeli da distribuire ai pazienti, presso una libreria cristiana di Shangai. Una mattina, un camion giapponese si fermò davanti alla libreria. Il com-messo del negozio, un cinese di religione cattolica, era solo e temette che quegli uomini volessero derubarlo. Capì che, in tal caso, opporre resisten-za sarebbe stato inutile, visto che era solo contro cinque soldati. I marines stavano per irrompere in libreria quando un signore cinese elegantemente vestito li precedette. Il commesso non lo aveva mai visto prima. Per qual-che sconosciuta ragione i soldati giapponesi rimasero a lungo fuori ad aspet-tare che quel tale ne uscisse, forse per agire più liberamente. Lo sconosciu-to volle sapere cosa cercassero e il ragazzo spiegò che avevano già svali-giato parecchie librerie della città. I due si misero allora a pregare insieme per due ore filate, finché i soldati desistettero dal proprio intento. Se ne andò allora anche lo sconosciuto cinese, senza chiedere di comprare nulla.

QUALCUNO MI OBBLIGAVA A NUOTARE
Karin Schubbriggs, una bambina svedese di 10 anni, era in gita con i geni-tori in bicicletta e li aveva distanziati un po’, fermandosi poi in riva a un fiume ad attenderli. Scorgendo una piccola canoa, volle salirci, ma nel farlo cadde in acqua. La corrente era piuttosto forte e Karin non sapeva nuotare. Suo padre cercò disperatamente di raggiungerla mentre la piccola veniva trascinata via rapidamente. L’uomo allora si mise a pregare Dio di aiutarla. A quel punto accadde l’incredibile: Karin emerse dall’acqua e cominciò a nuotare in modo abile e sicuro arrivando in pochi secondi alla sponda. “E’ stato tutto così stra-no!” raccontò in seguito “Ho sentito qualcuno accanto. Era invisibile, ma le sue mani erano forti e hanno fatto muovere le mie braccia e le mie gambe. Non ero io a nuotare: qualcun altro lo stava facendo al posto mio…”

UNA MAGNIFICA LUCE SULL’ACQUA
Quasi identica l’esperienza di Sheila, 12 anni, una bimba originaria di Cedar River, nello stato di Washington. Mentre giocava con dei coetanei cadde in un fiume profondo ben sei metri, mosso da vortici insidiosi sul fondo. Racconta la ragazza: “Sono stata subito attirata in basso e poi respinta in superficie. Vedevo delle persone che cercavano di tendermi un ramo dalla riva, ma il vortice continuava a risucchiarmi. Quando sono risalita per la terza volta, sono stata come immobilizzata e ho visto, a qualche metro da me, una luce, brillan-e, ma tanto dolce… Per un attimo ho dimenticato di essere in pericolo, mi sono sentita così felice ed euforica! Ho anche tentato di raggiungere la luce, ma sono stata spinta verso la riva prima di poterla toccare. E’ stata quella luce a prendermi e a portarmi a riva, ne sono sicura”. L’episodio è regolarmente documentato e vi hanno assistito diversi testimoni che hanno dato tutti la me-desima versione dei fatti.

CAMBIO DI CORSIA
Una donna di nome Elizabeth Klein racconta: “Mi trovavo a Los Angeles nel 1991, stavo guidando sull’autostrada 101 nella corsia centrale all’al-tezza dell’uscita di Malibu Canyon, quando ho sentito una voce risuonare molto chiaramente nella mia testa: “Vai nella corsia di sinistra!” mi ha intimato. Non so perché ma ho ubbidito istantaneamente. Qualche secon-do dopo c’è stata una brusca frenata e un tamponamento a catena. Possibi-le che fosse solo un presentimento?

NIENTE PAURA, SONO CON TE
“Ero in guerra”, racconta un veterano” e ho visto chiaramente un aereo nemico puntare sull’edificio dove mi trovavo e aprire il fuoco… La polvere sollevata dai proiettili formava una scia che procedeva dritta nella mia di-rezione. Ebbi paura, convinto com’ero che ci avrebbero uccisi tutti quanti. Non ho visto niente ma ho sentito una presenza meravigliosa, confortante, proprio vicino a me e una voce affettuosa che mi diceva: “Sono con te. La tua ora non è ancora giunta”. Ho provato un tale benessere, una tale pace, che da quel giorno ho affrontato senza paura qualunque pericolo…”

ANGELI DI CONFINE: ESPERIENZE FRA LA VITA E LA MORTE
SULLA SOGLIA
Un uomo si trovava all’ospedale col corpo straziato da un’incidente stradale. Vide un portico da cui si diffondeva una luce, sotto il quale stava qualcuno che gli faceva cenno di raggiungerlo; tanto forte era il suo desi-derio di entrarvi che si tolse la flebo; ritornò però sui propri passi, con l’intenzione di rimanere nella realtà tangibile.

L’ANGELO DEL COMPAGNO IVAN
Ivan Moiseyev, un giovane protestante russo, vide un angelo bellissimo che stava sopra di lui e che gli disse di non avere paura. Dopodiché fu perseguitato senza pietà per la sua fede e, nel luglio del 1972, morì da martire per mano degli esecutori del KGB.

ANGELI SENZA ALI
Sam, un bambino di 9 anni, aveva sfiorato la morte per malattia e rac-contò di essersi trovato fuori dal proprio corpo ad osservare dall’alto il medico mentre cercava di rianimarlo. Poi era salito verso l’alto, aveva at-traversato una galleria buia e aveva incontrato un gruppo di angeli senza ali, molto luminosi, i quali sembravano volergli molto bene. Nel luogo vi era una splendida luce e lui ci sarebbe rimasto volentieri, se non fosse stato per un essere luminoso che gli aveva ordinato di tornare indietro e rientrare nel suo corpo.

L’ESSERE DI LUCE
Dopo un’esperienza di premorte vissuta in gioventù, in cui aveva in-contrato un essere di luce capace di infondergli un’immensa sicurezza, un uomo aveva perduto completamente la paura di morire e lo aveva dimo-strato, sia affrontando a testa alta la guerra, sia allorché fu vittima di un’ag-gressione…

ORDINE!
Maria T. è una signora inglese naturalizzata italiana, che da anni vive a Napoli. Racconta che nel 1949 dovette subire una grave operazione. “Non appena l’infermiera mi fece l’iniezione di anestesia, dopo un intervallo di pochi secondi, sentii una mano grande, forte e dolce, prendere la mia mano destra e portarmi via. Intanto una voce d’uomo, grave e sommessa, impe-rativa e protettiva disse: “Non è terribile come credi, vieni, vieni, vieni…” La voce era un po’ rauca e grave, ma talmente rassicurante e amica che mi mossi con fiduciosa obbedienza. Quella mano mi aveva liberata da ogni peso e legarne terreno, conducendomi in un’ascesa meravigliosa, attraver-so un buio riposante ed esaltante al tempo stesso, nel quale riconoscevo me stessa in una dimensione già nota, in un luogo che mi riaccoglieva dopo tanto tempo. La mia guida fluttuava da sinistra a destra e io ero consapevo-le della nostra destinazione. Sentivo di dover raggiungere un luogo fami-liare, una gran luce… Qualcuno o qualcosa di fatale e immenso, che mi attendeva e mi conosceva già. Senza più suono di voce, la mia guida mi comunicava: “Vedi com’è semplice? Non temere, ti è concesso questo, ma tu non dirlo, tanto nessuno ti crederebbe”. Poi, con raddoppiata e dolce autorità mi trasmise: “Ma ricorda: ordine, ordine, ordine!” e io intesi ciò nel senso di rigore morale, stile di vita. Mi risvegliai di colpo, come se una mano mi avesse lasciata andare, o almeno così mi parve, ritrovandomi nel mio letto in clinica. Mi sentivo magnificamente bene, piena di gratitudine, ma anche di infinita nostalgia: per chi? Per che cosa? Ero confusa eppure sveglissima e a lungo rimasi legata a quel sogno che forse era più reale di qualunque realtà. I sogni non mi hanno mai interessata, ma ciò che ho vissuto allora è rimasto impresso nella mia memoria, né in tanti anni tra-scorsi si è minimamente affievolito. Vi baso tuttora tutta la mia speranza e la mia attesa”.

STORIA DI UN SUICIDIO MANCATO
Un’altra giovane donna, rimasta a lungo fra la vita e la morte in seguito a un tentativo di suicidio, ricorda una vicenda ben più drammatica. “Anni fa, a causa di una serie di dispiaceri, decisi di togliermi la vita, ma fui salvata in tempo, sebbene il medico del reparto rianimazione mi disse con grande franchezza che non era stato lui a salvarmi, ma qualcosa di superio-re a lui, che mi aveva rispedito indietro. Seppi dopo che restai in coma per cinque giorni, giungendo alla fatidica soglia… Ciò che ricordo è che affio-rai in un mondo di silenzio, perfettamente consapevole di me stessa. Fisi-camente mi sentivo bene, anche se nella realtà il mio corpo era pieno di flebo, cateteri ecc., di là un corpo potevo solo intuirlo e non provavo alcun dolore. Mi vedevo, come guardandomi dall’alto, distesa su un piano in marmo rosato, gelido, immersa nella penombra. La mente era in subbu-glio, come in attesa di qualcosa di inesorabile che stava per accadere. Mi trovavo in una specie di cappella ampia e severa, piuttosto spoglia. A un certo punto mi resi conto che una luce abbagliante era stata accesa ai miei piedi, sulla destra. Era un lampione dorato, a forma di lanterna, che proiet-tava su di me una luce bianchissima, che mi pareva di assorbire. Era la sola cosa che mi desse un po’ di conforto in quella desolazione. Ad un tratto mi parve di vedere un volto nella luce: maschile, giovane, pallido, con occhi neri, severi, ma amichevoli e pieni di comprensione, che mi fissavano in-cessantemente. Comunicai mentalmente con quell’essere e fu una lunga conversazione muta. Io gli chiedevo aiuto e lui mi ripeteva di star calma, zitta, di non muovermi e di avere fiducia: Da qualche parte mi giungeva un rumore crescente di voci che sembrava discutessero. Sapevo che al piano di sopra c’era una stanza dal soffitto bianco, tipo convento e diverse figure scure incappucciate che mi stavano processando, minacciando di condan-narmi per aver trasgredito. Una voce più forte e imperiosa delle altre chie-deva la mia dannazione totale, altre invece parevano difendermi. All’im-provviso ci fu un violento sbatter di porte, un rumore di gente che scende le scale e un intensificarsi di voci. Una moltitudine di figure scure, vecchie, ricurve, parvero precipitarsi su di me e io ebbi appena il tempo di gettare un’altra rapida occhiata alla luce, ottenendone in cambio un nuovo invito alla speranza. Infatti le figure si bloccarono, proprio mentre stavano per ghermirmi: la luce mi aveva assolta. E le aveva fermate. Presto potei far ritorno fra i vivi…”

ANGELO IN ATTESA
Racconta una signora svizzera che, in una meravigliosa notte stellata, stava guardando dalla finestra, quando vide, proprio accanto alla casa dei vicini, un grande angelo, alto quasi la metà della casa stessa. La mattina dopo le fu raccontato che quella notte, in casa dei vicini era nato un bambi-no, il quale però alle tre del mattino era mancato. Il racconto della donna confortò molto la sfortunata madre dello piccolo.

NON ERA ANCORA LA MIA ORA
Carmen d’Arcangelo, un’operaia di origine tarantina, oggi 33enne, ri-corda perfettamente quest’esperienza: “A vent’anni, nel corso di un’ane-stesia, entrai in coma e mi ritrovai proiettata in un tunnel buio, alla fine del quale potevo scorgere una luce fortissima, ma non abbagliante. Percorsi a fatica quel tratto, ma quando stavo per sbucare nella luce, vidi davanti a me un giovane bellissimo che se ne stava seduto con un vestito candido e lu-cente. Quando mi scorse chiese in tono di rimprovero che ci facessi lì così presto. Risposi che non lo sapevo, ma che mi piaceva molto e volevo re-starci. Lui allora mi ordinò di tornare da dove ero venuta perché non era ancora la mia ora. Quel rifiuto mi fece soffrire incredibilmente: l’idea di tornare indietro mi era insopportabile. Il coma durò tre giorni, che a me mbrarono momenti: mi svegliai singhiozzando per essere stata cacciata per parecchio tempo continuai a desiderare di tornare in quel luogo meraviglioso.

ANGELI PER LE SCALE
Protagonista di quest’episodio fu un paziente affetto da tubercolosi polmonare, il quale, poco prima di spirare, gridò: “Guardate, gli angeli stanno scendendo le scale!”

Tutti i presenti si voltarono e su uno dei gradini videro, un istante più tardi, un bicchiere che parve esplodere senza alcuna ragione apparente, riempiendo la stanza di vetri.

MAMMA, SONO BELLISSIMI!
La dottoressa Diane Komp rammenta la morte per leucemia di una sua piccola paziente di soli 7 anni in presenza dei genitori. Qualche minuto prima di lasciarli, la piccola, aveva trovato la forza di mettersi a sedere nel letto, esclamando: “Gli angeli! Sono bellissimi! Mamma li vedi? Li senti cantare? Non ho mai sentito dei canti così belli!”.

UNA PRESENZA NELLA NOTTE
Ralph Wilkerson, vittima di un grave incidente sul lavoro, arriva vici-nissimo alla morte ma, la mattina dopo, perfettamente cosciente, rivela all’infermiera: “Ho visto una luce intensissima nella camera e un angelo è rimasto con me tutta la notte”. Guarirà completamente.

TU NON CREDI IN NOI
Nancy Meien ex indossatrice californiana ha oggi superato i 50 anni, ma è ancora una donna molto bella. Ecco cosa ricorda dell’esperienza cui è sopravvissuta: “Ero su un albero e cercavo di potare un ramo quando cad-di. Nel giro di due giorni le mie condizioni divennero disperate. Per tutto quel tempo continuai ad andare e venire dal tunnel all’uscita del quale vedevo una luce. La prima volta mi sembrò molto strano, perché vidi me stessa dal soffitto. Il mio corpo era disteso sul letto e mia madre seduta a fianco. Poi mi sono voltata, ho attraversato il tunnel a una velocità incredi-bile e ho sentito un suono acutissimo. Giunta all’uscita ho incontrato tre esseri di luce. Pensai: “Ok, sono morta, ma dove sono gli angeli?” Mi ri-sposero con il pensiero “Con te non abbiamo bisogno di sembrare angeli, tanto non ci credi!”. Scoppiai a ridere, convinta com’ero che invece lo fossero. Era come un pensiero una certezza che mi avevano trasmesso. Guardandoli avevo l’impressione che fossero un comitato di accoglienza. Somigliavano a delle fiammelle, ma intuivo che ciascuno di loro aveva una propria personalità, che erano perfettamente distinti l’uno dall’altro. Non vedevo i loro visi ma percepivo la loro personalità, l’essenza del loro essere. Non ci parlavamo, la comunicazione era solo telepatica. Sapevo che erano esseri di luce con una coscienza propria, esattamente come la nostra. Poi mi sono veramente ritrovata nella luce bianca, quella che av-volge di un amore infinito in cui ogni atomo dell’anima vibra d’amore. Fondersi in quella luce è un po’ come ritornare a casa…

LI SENTIVO SPLENDERE D’AMORE
Jason, 11 anni, viene investito da un’auto e finisce in sala rianimazione. Si salva miracolosamente dal coma e cerca di spiegare a sua madre ciò che ha visto nello stato di pre-morte, ma non viene ascoltato. Tre anni dopo muore un suo compagno di scuola e, quando in classe la maestra ne parla, qualcosa scatta nella sua memoria e il ragazzo comincia a dire che la morte non esiste, che morire non è così grave.

Poi spiega ciò che gli è accaduto: “Mi sono ritrovato a guardarmi dal-l’alto. Allora mi sono detto che ero morto. Mi trovavo in un tunnel con una luce sullo sfondo. L’ho attraversato e sono uscito dall’altra parte. Con me c’erano due persone che mi aiutavano, le ho viste quando siamo usciti alla luce. A un certo punto mi hanno detto che dovevo ripartire. E’ allora che mi sono ritrovato all’ospedale, ma loro mi avevano predetto che tutto sarebbe andato bene. Li sentivo splendere d’amore. Non ho potuto vedere il loro viso, erano solo delle forme. E’ difficile da spiegare perché è molto diverso dalla vita sulla terra. E’ come se i loro vestiti fossero molto bianchi. Tutto era luminoso. Non ci ho parlato, ma potevo sapere quello che pensavano e loro conoscevano i miei pensieri.”

LA DONNA DI CRISTALLO
Ann è sopravvissuta a una grave forma di leucemia all’età di 9 anni. E’ sera, sua madre le rimbocca le coperte ma lei si sente strana. All’improvvi-so scorge un certo chiarore: una luce bianca e dorata proviene dalla sua sinistra e si diffonde dolcemente nella stanza. “Era sempre più grande e intensa e divenne così forte che mi sembrava potesse illuminare il mondo intero. A un certo punto ho visto qualcuno dentro la luce. Una donna bellis-sima, che sembrava di cristallo; perfino il suo vestito risplendeva: era bian-co, lungo, con ampie maniche. Aveva una cintura dorata in vita e i piedi erano nudi e non toccavano terra. Il suo viso era pieno di amore. Mi ha chiamato per nome e mi ha teso le mani, dicendomi di seguirla: la sua voce gentile risuonava nella mia testa. Era più facile parlare così che con le parole. Stavamo semplicemente scambiandoci i pensieri. Le ho chiesto chi era e ha risposto che era la mia custode, mandata per portarmi in un posto dove avrei potuto riposare in pace. Misi le mani fra le sue e attraversammo un posto molto buio, ritrovandoci infine davanti a una luce che diventava sempre più brillante. Mi disse che mi aveva portato là perché vivere sulla terra era diventato troppo difficile per me.

Ann si ritrovò poi su una collina, in un parco luminoso pieno di bambi-ni che giocavano e li raggiunse tutta contenta. L’essere luminoso ve la lasciò per tornare più tardi a riprenderla, dicendole che doveva ripartire. La bambina si arrabbiò: non voleva più tornare indietro. Allora l’angelo le spiegò gentilmente che da quel momento le cose sarebbero state più facili per lei e Ann si ritrovò in un attimo nel suo letto. La leucemia scomparve come per incanto.

UN ESSERE DAI CAPELLI DORATI
Dean, 16 anni, arriva all’ospedale clinicamente morto. Il cuore si ferma per 24 ore, dopodiché inizia nuovamente a battere. Risvegliatosi, il ragaz-zo racconta al pediatra di aver vissuto un’esperienza indescrivibile. “A un tratto, dopo essermi inoltrato nel tunnel, intorno mi si sono accese delle luci. Mi è sembrato di viaggiare a velocità folle. A un certo punto mi sono accorto che c’era qualcuno accanto a me: un essere dai capelli dorati, alto più di 2 metri e con un lungo vestito bianco, stretto in vita da una semplice cintura. Non diceva niente, ma non avevo paura di lui perché sentivo la pace e l’amore che sprigionava”.

UN ANGELO DI NOME ELIZABETH
Il dottor Melvin Morse descrive 1’esperienza di Krystel, una bambina di 7 anni, scampata a un annegamento: “Ero morta. E dopo ero nel tunnel. Era tutto nero e avevo paura. Non potevo camminare, finché apparve una donna di nome Elisabeth e il tunnel si riempì di luce. Era alta, con i capelli biondi, brillanti”. Krystel era estasiata dalla bellezza di ciò che vedeva. Era tutto pieno di luce e c’erano tantissimi fiori. La piccola aveva poi incontra-to tante persone care, i nonni, la zia materna, Heather e Melissa. Poi Elisabeth le chiese se desiderava rivede-re sua madre e la bimba disse di sì; risvegliandosi nel medesimo istante nel letto dell’ospedale.

IN VOLO
Un uomo sprofondato in stato d’incoscienza dopo una crisi cardiaca racconta oggi: “Non ero già più nella stanza quando mia moglie chiamò aiuto. Mi sembrava che un’infermiera mi avesse afferrato da dietro, per la cintola e mi trasportasse in volo per la città, ad altissima velocità. Mi resi conto che non poteva trattarsi di un’infermiera quando, guardandomi i pie-di, vidi la punta di un’ala muoversi dietro di me. Ero certo che fosse un angelo. Dopo il volo, lei mi adagiò sulla strada di una città favolosa, con edifici scintillanti d’oro e argento e alberi a dir poco magnifici. Una luce meravigliosa illuminava il paesaggio. Vi incontrai mia madre, mio padre e mio fratello. Mentre cercavo di abbracciarli, l’angelo mi riportò in cielo. Non sapevo perché non volesse lasciarmi dov’ero. Quando fummo prossi-mi alla linea dell’orizzonte, potei scorgere la città da cui eravamo partiti, riconobbi dall’alto l’ospedale e poco dopo mi ritrovai sospeso a osservare me stesso dall’alto, mentre i medici mi facevano il massaggio cardiaco. Prima di quest’esperienza ero ateo, ma non vedo come avrei potuto restarlo…”

IL MIO MERAVIGLIOSO AMICO
Il dottor Kenneth Ring riporta il caso di Robert H. ricoverato nel ’79 in seguito a un pauroso incidente. Ecco i ricordi del sopravvissuto, “Ero nel tunnel e viaggiavo a un’incredibile velocità verso una luce. Le pareti che stavo attraversando erano difficili da distinguere, ma osservando con at-tenzione, mi resi conto che si trattava di una massa di pianeti, masse solide offuscate dalla velocità e dalla distanza. Sentivo anche un suono incredibi-le, come se tutte le grandi orchestre del mondo suonassero contemporane-amente. Non era una melodia, ma una musica forte, potente. Un suono rapido, mutevole, come qualcosa che non riesco a ricordare adesso ma che mi è parso familiare. All’improvviso ho avuto paura. Non avevo idea di dove mi trovassi, ero trasportato a una velocità incredibile; non ero prepa-rato a nulla di simile pur avendo sempre avuto una vita avventurosa. Una presenza a quel punto mi soccorse, non fisicamente ma per telepatia. Era una presenza calma e dolce che mi disse di rilassarmi, che tutto andava bene. Quel pensiero ebbe un effetto immediato. Mi diressi verso l’immen-sa luce alla fine del tunnel, ma nell’istante in cui la penetrai, tutto divenne nero. La mia coscienza, semplicemente, era: Esistevo, ma senza provare alcuna sensazione. Una cosa assolutamente terrificante, che durò un istan-te, o forse un’intera giornata. In seguito tutti i sensi cominciarono a ritor-nare in funzione e capii che provavo sensazioni unicamente positive. Non avevo più dolori, né alcun disturbo mentale o fisico. C’era pace, armonia e luce dappertutto. Una luce meravigliosa, d’argento e verde. Percepivo sem-pre di più la sua presenza piena d’amore. Quando le mie sensazioni si riequilibrarono e mi sembrò che ci fossero voluti cent’anni giacché in quel posto il tempo non esisteva, scoprii un essere seduto al mio fianco, con indosso un abito bianco. Era stato lui a confortarmi durante gli ultimi istanti del mio viaggio, lo capii istintivamente e continuò a rassicurarmi ancora. Sapevo che avrebbe potuto essere tutti gli amici che non avevo mai avuto e tutte le guide e i maestri di cui avrei potuto aver bisogno. Sapevo anche che sarebbe stato presente se avessi mai avuto bisogno di lui. Ma siccome aveva altri da sorvegliare, avrei dovuto prendere cura di me stesso come meglio potevo. Eravamo seduti fianco a fianco su una roccia, a strapiombo sul più bel paesaggio che avessi mai visto. I colori avevano dei toni che mi erano sconosciuti e il loro splendore superava qualsiasi sogno meraviglio-so. Era straordinariamente piacevole, c’era una pace assoluta, il mio amico mi conosceva e mi amava meglio di quanto avrei potuto conoscere e amare me stesso. Non ho mai sentito un tale senso di quiete e amore incondizio-nato. “E’ veramente incredibile, vero?” esclamò riferendosi al panorama. Ero comodamente seduto con lui e contemplavamo il paesaggio avvolto in un silenzio indescrivibile. Disse ancora: “Pensavamo di averti perduto per un istante”. Mentre ero immerso nella contemplazione di quel meraviglio-so paesaggio, il mio amico disse che era tempo di ripartire. Per quanto agitato, acconsentii. Immediatamente ci trovammo da un’altra parte, ad ascoltare degli angeli che cantavano la melodia più adorabile e straordina-ria che avessi mai sentito. Erano tutti identici, tutti bellissimi. Quando smisero di cantare, una di loro venne verso di me per accogliermi. Era bellissima ed io fui estremamente attirato da lei, ma capii che la mia ammi-razione poteva solo esprimersi in modo assolutamente non fisico, come se fossi un bambino. Ero imbarazzato dalla mia debolezza, ma non era gra-ve… Tutto veniva istantaneamente perdonato: Non avevo che certezze. Non mi andava di lasciare un luogo simile. La guida disse però che dovevo andarmene ma che quel posto sarebbe stato sempre la mia casa e che ci sarei tornato in futuro. Gli dissi che non potevo tornare a quella vita laggiù dopo una simile esperienza, ma mi rispose che non avevo scelta, avevo ancora troppe cose da fare. Protestai, con il pretesto che le mie condizioni di vita erano diventate insopportabili. Ero terrorizzato al pensiero del dolo-re mentale e fisico che mi attendeva. Mi chiese di essere più preciso e mi ricordai di un difficilissimo periodo della mia vita; nel ripensarci provai esattamente le stesse emozioni di quell’epoca. Insopportabili. Lui però fece un gesto e il dolore scomparve, sostituito da un sentimento d’amore e be-nessere. Ciò venne ripetuto per altre tappe dolorose della mia vita e il mio amico, alla fine mi fece capire che non si poteva discutere sul mio ritorno, le regole erano regole e bisognava rispettarle. In un attimo tutto scomparve e mi ritrovai nella sala rianimazione. Scoprii che quel viaggio non era du-rato più di 5 minuti…

QUELLA STRANA COMPLICITà
All’alba di un mattino di giugno, nel ’59, Glenn Perkins si sveglia di soprassalto dopo aver sognato che sua figlia ha bisogno di lui in ospedale. Alle 5 è già sul posto, ma è troppo tardi: Betty è già clinicamente morta.

Precipitandosi sul corpo, l’uomo solleva il lenzuolo e ha l’agghiacciante conferma ai suoi sospetti. Sconvolto, si getta ai piedi del letto invocando il nome di Gesù. Nel frattempo sua figlia è altrove, “Mi sono svegliata in un paesaggio dolce e rassicurante ai piedi di una bellissima collina, ripida ma facile a scalarsi. Ero in stato di estasi, sovrastata da un immenso cielo blu senza nuvole. Non seguivo un sentiero, ma sapevo ugualmente dove stavo andando. Mi sono resa conto a un tratto di non essere sola. Alla mia sini-stra, un po’ dietro, c’era una figura alta, dall’andatura mascolina con in-dosso un abito bianco, Mi chiedevo se fosse proprio un angelo e cercavo di vedere se aveva le ali. Mi sono accorta che poteva spostarsi ovunque, mol-to velocemente. Essere qui e là contemporaneamente. Non parlavamo. In un certo senso non pareva necessario perché andavamo nella stessa dire-zione. Mi sono resa conto che non mi era estraneo, che mi conosceva fin troppo bene e io provavo uno strano senso di complicità. Dove ci eravamo già incontrati? Ci conoscevamo da sempre? Sembrava proprio così, anche se non riuscivo a ricordare… La comunicazione avveniva per proiezione di pensieri. Proprio quando siamo arrivati all’apice della collina ho sentito la voce di mio padre che invocava Gesù. Sembrava lontana. Ho pensato di fermarmi, ma sapevo che la mia meta era davanti a me. Giunsi alla soglia del paradiso e intravvidi la luce divina. L’angelo mi guardò e mi comunicò la domanda: “Vuoi entrare?” Mi chiedevo se avessi scelta. Anche se la tentazione di entrare era fortissima, esitavo… Questo bastò perché tornassi indietro. Mio padre fu il primo a percepire il mio movimento sotto il len-zuolo…

SOPPESAVA I MIEI PENSIERI
Dopo un attacco cardiaco, un uomo originario del Tennessee racconta al cardiologo: “Appena uscito dal corpo mi sono sentito libero da ogni vincolo e in pace con me stesso, mi sembrava di stare benissimo. Guardai in basso e vidi i medici che si affannavano intorno al mio corpo, doman-dandomi perché lo facessero. Poi venni avvolto da una nuvola scura, pas-sai in un tunnel e quando emersi dall’altra parte c’era una luce bianca dal dolce chiarore. Era mio fratello morto tre anni prima. Cercai di vedere cosa c’era alle sue spalle, ma lui non mi volle lasciar passare. Finalmente riuscii ugualmente a distinguere qualcosa: si trattava di un angelo splendente di luce. Mi sentii avvolgere dalla forza d’amore che sprigionava e capii subi-to che stava soppesando tutti i miei pensieri più intimi. Venni esaminato minuziosamente, nel più profondo del mio essere. Poi il mio corpo sobbal-zò e seppi che era giunto il momento di tornare sulla terra, richiamato da un massaggio cardiaco. Da quando mi sono ripreso, non ho più saputo che cosa significhi aver paura di morire”.

PERCEPIVO LA SUA POTENZA
Febbraio 1967, un uomo viene aggredito e picchiato brutalmente per strada e perde i sensi, Ricorda di essersi trovato in sala operatoria “Ma ad un certo punto ho sentito una presenza luminosa, una specie di forza che mi trascinava e ho pensato di essere morto. Poi il buio, il tempo senza più valore. Non provavo alcuna sensazione. A un tratto una luce si è accesa e la-mia intera vita ha cominciato a passare in rassegna. Ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto, dal momento in cui ancora giovanissimo avevo preso coscienza dell’esistenza di Dio. Fu un’esperienza incredibile proprio per-ché dettagliatissima: Ho rivisto cose completamente dimenticate, azioni che non pensavo avessero significato. E, guardando quelle scene, era come riviverle di nuovo. Intanto percepivo la presenza di quella specie di poten-za ma senza mai vederla. Comunicavo con essa telepaticamente. Domandai chi fosse e chi fossi io. Rispose che era l’angelo della morte e aggiunse che la mia vita non era come avrebbe dovuto essere, ma che mi veniva concessa una seconda possibilità e quindi dovevo tornare indietro…”

UNA SCALA D’ARGENTO
Una giovane madre sfuggita miracolosamente alla morte per un parto difficoltoso, aveva visto, in stato di incoscienza, una scala argentata for-mata dalle braccia tese di una moltitudine di angeli che portava in cielo, alla cui sommità stava Dio in persona e lei doveva prendere una decisione immediata: vivere nel mondo senza dolore, o tornare dal marito e dal suo bambino. Chiese allora al Signore di poter crescere suo figlio e in un mo-mento poté tornare all’affetto dei suoi cari.

MICHELE, L’ARCANGELO
Richard Philips a 14 anni viveva nel Minnesota in una vecchia casa colonica con i genitori. L’inverno del 1969 in quella zona al confine col Canada fu gelido e Richard si era gravemente ammalato. Una notte la sua anima lasciò il corpo e Richard si ritrovò su quella che oggi descrive come una piattaforma luminosa, allo stesso livello del soffitto. “Mentre salivo, mi sentivo avvolgere da una forza piacevole che respingeva altre forze malefiche intorno a me. Guardai in basso e vidi i miei genitori che piange-vano. A un tratto mi resi conto di sapere tutto. La mia conoscenza non aveva più limiti. In quel luogo bianco vidi uno sconosciuto, alto almeno due metri, che avanzava verso di me. Mi disse che era Michele l’arcangelo, venuto ad accogliermi. Incontrai qualcuno dei miei parenti già morti mio nonno che sembrava essere ancora giovane e felice e perfino il mio futuro fratello, che sarebbe nato solo quattro anni più tardi, oltre ad altri fratelli e sorelle morti ancor prima che nascessi, di cui non avevo mai saputo nulla. Mi augurai allora di poter incontrare anche Dio per fargli tutte le domande sulle ingiustizie del mondo e anche allora fui esaudito e mi fu risposto a proposito del libero arbitrio degli uomini. Poi chiesi di tornare dai miei genitori, dicendo di sentirmi ancora troppo giovane per morire e, una volta di più, il mio desiderio fu rispettato…”

ANGELI E BAMBINI: UN’INTESA PERFETTA
UN VESTITO AZZURRO E UNA LUCE TUTTO INTORNO
Giorgia D. ha oggi 10 anni, vive coi genitori e la sorella a Pavullo, nel modenese, ed è una bambina come tante altre, se non fosse per il rapporto straordinario con il proprio angelo custode. Tale rapporto ha avuto inizio sette anni fa, allorché, in un paio di occasioni, la piccola è stata salvata in modo inspiegabile da morte sicura. “Una volta” racconta suo padre “stava per essere investita da un’auto che invece le si bloccò a un centimetro di distanza. Un’altra cadde in una scarpata di montagna e, dopo un volo di diversi metri, finì in piedi, come se nulla fosse stato”. Delle percezioni di colui che Giorgia chiama ‘il suo amico’, la bimba parla in modo assoluta-mente naturale e coerente da sempre. Per lei la compagnia dell’angelo non è altro che una consuetudine. Di seguito, l’estratto di un’intervista cui Giorgia rispose un palo d’anni or sono.

Domanda: “Quante volte hai sentito la voce del tuo amico?”

Risposta: “Tante volte, anche quand’ero piccola”.

Domanda: “Com’è questa voce?”

Risposta: “Come quella di papà”.

Domanda: “Che cosa ti dice per esempio?”

Risposta: “Quando litigo, mi dice di non farlo. Se sono agitata per la scuola, dice di stare tranquilla, di studiare, che non devo avere paura per-ché andrò bene”.

Domanda: “Il tuo amico viene sempre di sua iniziativa, o sei tu che lo chiami?”

Risposta: “A volte lo chiamo. Chiudo gli occhi e li spingo giù con le mani. Lui allora viene subito”.

Domanda: “Lo senti soltanto, o puoi anche vederlo?”

Risposta: “Di solito lo sento, però qualche volta l’ho anche visto. La prima volta stavo litigando con mia sorella Giulia e lui mi è apparso e ha detto: – Lascia stare, così sei più buona di lei -. E io ho smesso”.

Domanda: “E com’è questo tuo amico?”

Risposta: “Ha un vestito azzurro, lungo fino ai piedi, i capelli biondi, gli occhi azzurri o verdi. Ha le ali grandi e bianche, aperte. Intorno alla testa ha una luce e anche un po’ intorno al corpo. E’ più grande di me, è sempre allegro. Arriva all’improvviso, poi va via e io continuo a sentire la sua voce”.

Domanda: “Lo vedi e lo senti anche quando sei con gli altri?”

Risposta: “Anche con gli altri. Durante la ricreazione, a scuola, se non so cosa fare, lo chiamo e parliamo insieme, ci diciamo delle cose…”

Domanda: “Tua sorella lo vede o lo sente?”

Risposta: “No. Quando le dico che con me c’è il mio amico, lei ha paura”.

Domanda: “Quando è stata l’ultima volta che lo hai visto?”

Risposta: “Quando ho fatto la Comunione. E’ apparso tra me e il sacer-dote e mi ha detto che era contento”.

AMICO DI UN’INFANZIA DIMENTICATA
Qualche minuto prima di morire, un’anziana signora, guardando il vuo-to di fronte a sé con espressione estasiata, esclamò: “Eccolo di nuovo qui!… Quando ero bambina lui mi stava sempre accanto. Avevo completamente dimenticato la sua esistenza!”

GALLEGGIAVANO NELL’ARIA SPLENDENTI COME LAMPADINE
16 maggio 1986. A Cokeville, nel Wyoming (Usa) un forsennato si rin-chiude in una piccola scuola prendendo in ostaggio 156 bambini. Epilogo tragico: una bomba esplode proprio in mezzo agli allievi. La scuola crolla davanti agli sguardi increduli dei poliziotti. I ragazzini però vengono estratti uno dopo l’altro dalle macerie completamente illesi. Nessuno di loro è stato ferito. Un miracolo? Evidentemente, almeno a giudicare dal racconto dei piccoli: “Degli esseri luminosi galleggiavano sopra le nostre teste. Era-no vestiti di bianco e splendevano come lampadine elettriche…”

UN RICORDO LONTANO
Racconta un tale di nome Wìlliam T. Porter, abitante di Englewbods, nel Colorado: “Ci trovavamo nel cortile di casa dei miei genitori, quando udimmo un urlo. Era la nostra bambina di 2 anni e mezzo. Ci precipitam-mo nel cortile e trovammo Helen seduta sul viottolo lastricato di pietre, tutta gocciolante e in lacrime. Capimmo subito che era caduta nella vasca dei pesci, ma grazie a Dio era salva. La vasca infatti era piccola ma abba-stanza profonda per rappresentare una minaccia per una bimba di quel-l’età. Mentre mia moglie stava correndo per prenderla in braccio e rassicu-rarla, qualcosa colpì profondamente la mia attenzione. Non vedevo alcuna impronta di bagnato intorno alla vasca e, malgrado ciò, la bambina si tro-vava a una decina di métri dall’acqua. L’unica traccia d’acqua era la picco-la pozzanghera che si era formata tutt’intorno a lei. Com’era possibile che una bimbetta avesse potuto scavalcare da sola una piscina di due metri di diametro e uno e mezzo di profondità? Crescendo, Helen sviluppò una comprensibile fobia nei confronti dell’acqua, pur non ricordando nulla del-l’accaduto; noi invece non smettemmo mai di interrogarci sulla stranezza di quella circostanza. Molti anni più tardi, quando Helen sposò un militare e si trasferì con lui in un’altra città, cercò di vincere la propria paura con l’aiuto di un cappellano militare, il pastore Claude Ingram. Questi le do-mandò di tornare indietro con la memoria e ad un tratto lei rievocò l’episo-dio della piscina che l’aveva tanto spaventata, descrivendo nei minimi det-tagli quell’esperienza che credeva seppellita per sempre nella sua memo-ria. Nel momento in cui le parve di rivivere la caduta nell’acqua, emise un urlo. Poi, respirando affannosamente, esclamò: “Ora ricordo! Mi ha preso per le spalle e mi ha messo fuori!” Il pastore le chiese a chi si riferisse e la risposta fu la seguente: “Qualcuno vestito di bianco… Qualcuno che mi ha tirato fuori e poi se n’è andato!”

SCOSSE LA TESTA E DISSE ‘NO’!
Un uomo d’affari di nome Bob scrive: “Avevo 5 anni e stavo giocando a palla con dei miei coetanei, quando quella uscì dal giardino e rimbalzò per strada per poi finire in un canale. Io mi precipitai a riprenderla senza pensarci troppo, ma un attimo prima che finissi nel canale, vidi un angelo luminoso, alto e con un vestito bianco, che sbarrandomi la strada e scuo-tendo la testa con decisione, disse: “No!”

Se non sono annegato, quel giorno, è perché gli ubbidii.

NON GUARDARE IN BASSO
All’età di 4 anni, Wes Chandler fece un vero e proprio volo planato cadendo da un albero molto alto, evitando di rompersi l’osso del collo gra-zie a una splendida visione angelica.

Racconta lui stesso: “Mi sono reso conto che cadevo molto lentamente. Poi davanti a me ho visto una signora vestita di bianco, con i capelli bion-di, che mi ripeteva: – Non guardare in basso, se no ti fai male. E’ molto importante. Guarda me, guarda soltanto me! -.

Il bello è che mi parve trascorresse un mucchio di tempo. Ero piccolo e spaventato, ma non abbastanza da non rendermi conto di quel che mi stava succedendo.

Lei disse ancora: – Va tutto bene, tutto finirà bene – e in quel momento toccai terra senza farmi alcun male. Fu come se il tempo avesse rallentato il suo corso. Non potrei spiegarlo in nessun altro modo…

MAMMA, HO VOLATO!
A rievocare un’altra storia straordinaria è il signor Mario Artistico di Roma: “Il fatto avvenne nel 1954. Avevo 5 anni e vivevo a Napoli con la mia famiglia. Ogni giorno andavo a giocare da un amichetto del mio stesso palazzo, dal quale mi separavano solo due rampe di scale. Una sera, men-tre ero da lui, sentii mia madre che mi chiamava, avvertendomi che era ora di cena.

Fu allora che, nel precipitarmi giù per le scale, inciampai nel primo gradino, cadendo a capofitto col viso in avanti. Proprio mentre mi trovavo in posizione quasi orizzontale, un secondo prima di sbattere con la faccia sui gradini, sentii che una forza misteriosa e irresistibile mi teneva solleva-to a mezz’aria, facendomi planare dolcemente. Incredulo, mi accorsi lette-ralmente di poter volare. Sempre restando sospeso, vidi passarmi sotto gli occhi la prima rampa di scale, ma la cosa ancora più assurda è che ad un certo punto curvai, sorvolando anche la seconda e, in un batter d’occhio, mi ritrovai in piedi di fronte alla porta di casa mia, come se nulla fosse accaduto. Il tutto era durato non più di 15 secondi. Avevo chiaramente sentito quella forza, come due mani che mi tenevano per la vita. Pressap-poco la stessa sensazione che si ha quando qualcuno cerca di insegnarci a nuotare… Suonai il campanello e dissi esultando: – Mamma, mamma, ho volato – Naturalmente non fui creduto, ma quel fatto prodigioso rimarrà impresso nel mio cuore per tutta la vita”.

ANGELI E MISTICI: CUORI IN SUBAFFITTO
ACCOMPAGNATORI INVISIBILI
Natuzza Evolo è un’anziana donna che vive tuttora a Paravati, in Calabria. Anche lei, dimostra po-teri straordinari di guaritrice e, intervistata qualche anno fa dalla televisio-ne di Stato, raccontò fra l’altro di poter vedere gli angeli custodi dei propri visitatori. Ecco un estratto dell’intervista:

Domanda: “E’ vero che può vedere l’angelo vicino alle persone?”

Risposta: “Sì, sì, accanto alla persona. Non a tutte le persone, ma quasi a tutte”.

Domanda: “Soltanto le persone vive hanno l’angelo?”

Risposta: “Solo le persone vive, non le persone morte” (Natuzza ve-drebbe infatti anche i defunti).

Domanda: “E l’angelo dove sta rispetto alla persona?”

Risposta: “Alla destra. Ai sacerdoti invece sta a sinistra. Tante volte capita che viene un sacerdote in borghese e io capisco e gli bacio la mano, vedendo l’angelo alla sinistra”.

SAN FRANCESCO D’ASSISI (1182–1226)

La devozione di San Francesco per gli Angeli è descritta da San Bonaventura in questi termini: “Con inseparabile vin-colo d’amore era unito agli Angeli, a que-sti spiriti che ardono d’un fuoco meravi-glioso e, con esso, penetrano in Dio e in-fiammano le anime degli eletti. Per devo-zione verso di loro, a cominciare dalla fe-sta dell’Assunzione della Vergine Santis-sima, digiunava per quaranta giorni, de-dicandosi continuamente alla preghiera. Era particolarmente devoto a San Michele Arcangelo”.

SAN TOMMASO D’AQUINO (1225–1274)

Durante le sua vita ebbe numerose visioni e comunicazioni con gli Angeli, oltre a dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. 1, q.50-64). Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei lo definirono “Doctor Angelicus”, Dotto-re Angelico. Esseri di natura puramente immateriale e spirituale, di numero incal-colabile, diversi per saggezza e perfe-zione, suddivisi in gerarchie, gli Angeli, per lui, sono esistiti da sempre; ma furono creati da Dio, prima del mondo materiale e dell’uomo.

Ogni uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un Angelo Custode che non lo abbandona mai, neppure se è un grandis-simo peccatore. Gli Angeli Custodi non impediscono che l’uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male, tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.

BEATA ANGELA DA FOLIGNO (1248-1309)

Affermò di essere stata inondata di gioia immensa alla vista degli Angeli: “Se non l’avessi sentita, non avrei creduto che la vista degli Angeli fosse capace di dare una tale gioia”. Angela, sposa e madre, si era convertita nel 1285; dopo una vita dissoluta, aveva iniziato un cammino mistico che l’aveva portata a divenire perfetta sposa di Cristo che le era apparso più volte insieme agli Angeli.

SANTA FRANCESCA ROMANA (1384-1440)

La Santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, avrebbe voluto essere sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsentì al matrimonio con un patrizio romano e fu madre e sposa esemplare. Rimasta vedova si dedicò completamente alla vocazione religiosa. è fondatrice delle Oblate di Maria. Tutta la vita di questa Santa è accompagnata da figure angeliche, in particolare sentiva e vedeva accanto a sé sempre un Angelo. Il primo intervento dell’Angelo è del 1399 salvando Francesca e sua cognata che erano cadute nel Tevere. L’Angelo si presentava come un bambino di 10 anni con i capelli lunghi, gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca; fu soprattutto vicino a Francesca nelle numerose e violente lotte che ella dovette sostenere con il diavolo. Questo Angelo fanciullo rimase accanto alla Santa per 24 anni, poi fu sostituito da un altro molto più risplendente del primo, di gerarchia superiore, che restò con lei fino alla morte. Francesca fu amatissima dal popolo di Roma per la straordinaria carità e le guarigioni che otteneva.

PADRE PIO DA PIETRELCINA (1887-1968)

Devotissimo all’Angelo. Nelle battaglie numerose e durissime che dovette sostenere con il maligno, un personaggio luminoso, certo un Angelo, gli fu sempre vicino per aiutarlo e dargli forza. “Che l’Angelo ti accompagni”, di-ceva a chi gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: “Pare impossibile quanto siano obbedienti gli Angeli! “.

TERESA NEUMANN (1898-1962)

Nel caso di un’altra grande mistica del no-stro tempo, Teresa Neumann, contempo-ranea di Padre Pio, troviamo un contatto quotidiano e sereno con gli Angeli. Essa nacque nel paesino di Konnersreuch in Baviera nel 1898 e qui morì nel1962. Il suo desiderio sarebbe stato quello di farsi suora missionaria, ma ne fu impedita da una grave malattia, conseguenza di un incidente, che la rese cieca e paralizzata. Per anni rimase a letto, sopportando sere-namente la propria infermità e fu poi im-provvisamente guarita prima dalla cecità poi dalla paralisi, per l’intervento di Santa Teresa di Lisieux di cui la Neumann era devota. Ben presto incominciarono le vi-sioni della passione di Cristo che accom-pagnarono Teresa per tutta la vita ripeten-dosi ogni venerdì, in più, gradualmente, si manifestarono le stigmate. In seguito Teresa avvertì sempre meno il bisogno di nutrirsi, poi smise comple-tamente di mangiare e di bere. Il suo digiu-no totale, controllato da apposite commis-sioni nominate dal Vescovo di Ratisbona, durò ben 36 anni.

Riceveva quotidianamente solo l’Eu-caristia. Più di una volta le visioni di Tere-sa ebbero come oggetto il mondo angelico.

Del proprio Angelo Custode percepiva la presenza: lo vedeva alla propria destra e vedeva anche l’Angelo dei suoi visitatori. Teresa riteneva che il suo Angelo la proteggesse dal demonio, la sostituisse nei casi di bilocazione (ella fu vista spesso contemporaneamente in due luoghi) e l’aiutasse nelle difficoltà.

LA SUA IMPRONTA SULL’ANIMA
La cappuccina catalana Maria Angela Astorch (1592-1662) descrive così le sensazioni che provò allorché vide per la prima volta il suo angelo custode.

“Non appena percepii la sua presenza, avvenne un tale cambiamento nel mio spirito che si può dire vivessi in me stessa e allo stesso tempo fuori dal mio corpo. Infuse una grande nobiltà alle mie percezioni, il mio cuore si riempì di una dolce sensazione di conforto e con una minuziosa opera-zione fortificò tutto il mio spirito. Lasciò in me una tale impronta, una gratitudine così umile e dolce che non conoscevo più la debolezza delle creature, poiché tutte le passioni erano scomparse; provai una tale purezza di coscienza e una tale mortificazione dei sensi, che non dovevo più com-battere con essi grazie alla potenza di quella misericordia”.

COME SI FA A NON CREDERE A QUALCOSA DI COSE REALE?
Georgette Faniel, nata in Canada nel 1915, stigmatizzata e mistica vi-vente, ha risposto così a un’intervista sulle proprie visioni angeliche:

Domanda: “Allora, come sono gli angeli?”

Risposta: “Di uno splendore incredibile. Gli arcangeli sono quelli di loro che portano messaggi al mondo, mentre gli altri, i custodi, sembrano fatti per adorare e servire Dio, aiutando contemporaneamente noi esseri umani”.

Domanda: “Può descrivere il suo custode?”

Risposta: “E’ molto bello (ride ingenuamente) Indossa una tunica bian-ca. Ma la sua bellezza non può essere paragonata a quella umana, va ben al di là nei tratti, nel viso, in tutto. Non ho mai visto un uomo così bello sulla Terra. Durante l’Eucarestia vedo anche altri angeli in adorazione. Non capisco proprio come facciano tante persone, fra cui perfino dei sa-cerdoti, a non credere nella loro esistenza!”

Domanda: “Come si comunica con l’angelo?”

Risposta: “Prima di tutto bisogna crederci. L’angelo non smette mai di aiutarci. Io lo prego tutti i giorni, come prego quelli di tutti coloro che vivono nella sofferenza fisica e spirituale. Ci sono così tante sofferenze che vanno sprecate solo perché le persone non sanno che possono offrirle a Dio. Gli angeli non possono decidere da soli, è il Padre che li comanda e spiega loro quando si devono superare certe prove…”

Domanda: “E’ vero che parla spesso dell’arcangelo Michele?” Risposta: “Sì, è quello che preferisco, senza togliere nulla agli altri, s’intende!”

MICHELE PARLA IN DIALETTO
Parlando con Maria Giulia Jahenny, stigmatizzata francese, nata a Fraudais nel 1850, lo stesso arcangelo Michele, principe di tutti gli angeli, si esprimerà in dialetto patois, unico idioma in cui lei possa comprenderlo. Ecco un dialogo fra i due, annotato da alcuni conoscenti della piccola contadina:

Dice l’angelo: “Ecco che si avvicina il tempo in cui le vittime abbasse-ranno le proprie palpebre mortali per andare a troneggiare con il Signore nella gloria dei cieli”.

Risponde Maria Giulia: “Oh San Michele, cosa abbiamo noi da offrire per raggiungere un così alto luogo?”

Arcangelo: “Tutto il merito delle prove, le virtù guadagnate nelle soffe-renze e nell’abbandono”.

Maria Giulia: “Non è molto, Santo Arcangelo…”

Arcangelo: “Sono io ad avere la bilancia”

Maria Giulia: “Quand’è che pesate le anime?”

Arcangelo: “Tutti i giorni, non esiste la notte”.

Maria Giulia: “Chi lo sta facendo ora che siete qui con me?”

Arcangelo: “Io sono anche là”.

Maria Giulia: “Ma San Michele, non potete dividervi in due?!”

Arcangelo: “I poteri eterni sono infiniti”.

Maria Giulia: “Quante anime pesate ogni giorno?”

Arcangelo: “A volte diecimila, a volte meno…”

DURANTE LA MESSA COMINCIO’ A CANTARE
Elena Kowalska, divenuta Suor Faustina (Polonia 1905-1938) descrive l’angelo custode come “una figura chiara e raggiante”. In altre visioni dice di vedere gli angeli intenti a raccogliere i sacrifici dei viventi e deporli su una bilancia d’oro che, sprigionando un lampo, sale poi fino al cielo. An-cora più interessante la sua descrizione di un cherubino, angelo di elevata gerarchia: “Un giorno, mentre ero in adorazione, non riuscii a trattenere le lacrime; allora vidi uno spirito di incredibile bellezza che mi disse: – Il Signore ti ordina di non piangere -. Domandai chi fosse e lui rispose – Sono uno dei sette spiriti che stanno notte e giorno davanti al trono di Dio e lo lodano costantemente -.

L’ indomani, durante la messa, cominciò a cantare – Kadoosh, Kadoosh, Kadoosh (Santo, Santo, Santo) – e il suo inno, impossibile descriverlo ri-suonava come le voci di migliaia di persone. Una leggera nuvola bianca lo avvolgeva; il cherubino aveva le mani giunte e il suo sguardo era simile a un lampo”.

Ecco infine come suor Faustina descrive un altro angelo, ap-partenente stavolta alla gerarchia dei serafini: “Una grande luce lo circon-dava: l’amore divino si rifletteva in lui. Portava un abito dorato, ricoperto di una cotta e di una stola trasparente. Il calice era di cristallo coperto da un velo, anch’esso trasparente. Non appena mi donò il Signore, si dileguò … Una volta gli domandai di confessarmi e lui rispose: – Nessuno spirito del cielo ha tale potere”.

UNA ROSA BIANCA AI SUOI PIEDI
Gemma Galgani (Italia 1878-1903), bellissima vergine morta a soli 25 anni, sposa mistica di Cristo, ebbe per tutta la vita un rapporto strettissimo e reale con il proprio angelo, rapporto che per lei era una cosa più che naturale. L’angelo la sorvegliava, le spiegava i misteri, la baciava, l’aiuta-va nelle sofferenze. Alcuni la vedevano camminare per strada immersa in una fitta conversazione con quell’interlocutore invisibile, domandandosi se non fosse matta. Le sue parole però non lasciavano dubbi circa la soavità di ciò che viveva: “Lo sguardo dell’angelo era così affettuoso che quando fu sul punto di andarsene e si avvicinò per baciarmi in fronte, lo pregai di non lasciarmi ancora. Ma lui mi disse che doveva andare. Il giorno dopo, alla stessa ora, eccolo di nuovo. Mi si avvicinò, mi accarezzò e, in uno slancio di affetto, non potei fare a meno di dirgli: – Angelo mio, come ti amo! -Ascoltando simili racconti, Padre Germain, guida spirituale di Gem-ma, ebbe timore che il demonio potesse approfittare dell’ingenuità della ragazza e la convinse, rivedendo l’angelo, di provare, come esorcismo, a sputargli addosso. La giovane lo fece e secondo le cronache pervenuteci, là dove cadde la sua saliva, spuntò una bellissima rosa bianca.

MI INVITARONO A UNIRMI AL CORO
Margherita Maria Alacoque (Francia 1647 – 1690) fu addirittura invita-ta da un coro di serafini a prendere parte al loro canto di lode: “Quando gli spiriti beati mi invitarono a unirmi a loro nelle lodi non osai farlo; ma essi mi ripresero. E dopo due otre ore di canti sentii nel profondo di me stessa il loro effetto benefico, sia per l’aiuto ricevuto, sia per la soavità che ciò aveva procurato e procurava.

Ne restai tanto colpita che da quel momento, pregandoli, li chiamai sempre i miei divini amici”.

LE RIVELAZIONI DI RAFFAELE
E’ un sorridente arcangelo Raffaele a fare alla mistica tedesca Techtilde Thaller la seguente dichiarazione: “Quello che Dio ti ha raccomandato e che tu mi preghi di realizzare, gli peserà un po’ meno. Ma non di meno rimarrà per Lui una continua preoccupazione. Infatti ciò è proprio dei biso-gni da cui Egli non si libera mai, giacché desidera che lo si preghi sempre. Ed essendo buono e misericordioso nei confronti degli uomini, non lascia niente senza ricompensa. Anche se nulla o poco sembra esaudito, Egli dona a chi lo prega tali grazie che mai l’essere umano potrà farsene un’idea. Conoscere le premure continue del suo cuore è una delle più grandi gioie che Dio ci riserba nella beata eternità”.

UN RAGAZZO BIANCO COME LA NEVE
Jacinta e Francesco Marto, nonché la cuginetta Lucia dos Santos, i tre bambini che videro la Vergine a Fatima nel 1917, assistettero anche a tre straordinarie apparizioni di un angelo che li istruì e li preparò al grande evento. Ecco alcune descrizioni delle tre apparizioni angeliche verificatesi fra il 1915 e il 1916:

1a apparizione: “Vedemmo fra gli ulivi la figura che si dirigeva verso di noi. Sembrava un ragazzo di 14 o 15 anni, più bianco della neve, che il sole rendeva trasparente come fosse di cristallo. Era bellissimo. Arrivando vici-no a noi disse: – Non abbiate paura, sono l’angelo della pace. Pregate con me -. E, inginocchiandosi, abbassò la testa fino a toccare terra e ci fece ripetere tre volte: – Mio Dio, credo, adoro spero e vi amo! Vi chiedo perdo-no per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano – . Poi si alzò e disse: – Pregate così. I cuori di Gesù e di Maria ascolteranno le vostre suppliche -. Quelle parole si incisero così profondamente nel no-stro spirito che non le dimenticammo mai più”.

2a apparizione: “Stavamo giocando, quando scorgemmo la stessa figu-ra dell’angelo. Parve dire: – Cosa fate? Pregate, pregate molto! Offrite a Dio tutto quello che potete, un sacrificio, un atto di riparazione per i pecca-ti con cui viene offeso e delle suppliche per la conversione dei peccatori. In questo modo attirerete la pace sulla vostra patria. Io sono il suo angelo custode, l’angelo del Portogallo…”

3a apparizione: “Andammo a far pascolare le greggi sulla collina. Dopo mangiato decidemmo di pregare in ginocchio, con il viso a terra ripetendo la preghiera dell’angelo. A un tratto scorgemmo una luce che brillava so-pra di noi. Ci alzammo e rivedemmo l’angelo con in mano un calice sul quale era sospesa un’ostia… L’angelo lasciò il calice sospeso nell’aria e si inginocchiò vicino a noi a pregare. Poi si alzò prese il calice e l’ostia, ci diede la comunione e svanì”.

UN BAMBINO CON LA VOCE DA UOMO
Mentre dormiva nella sua cella Suor Caterina Labouré (Francia 1806-1876) venne svegliata da un angioletto, il quale comunicava con lei in forma telepatica. Pur essendo apparso in tale forma per non spaventarla, fu la voce da adulto a tradirne la provenienza divina, come spiegherà in se-guito la religiosa: “Parlò, ma non più come un bambino bensì come un uomo, con parole forti”.

SEI ANGELI TUTTI PER LEI
Maria D’Agreda, nata Colonel (Spagna 1602-1665) ci ha lasciato un’ope-ra colossale dal titolo La Ciudad de Dios: 300 pagine di dottrina, scritte nell’arco di 10 anni sotto l’ispirazione divina, dove gli angeli sono di casa. Eccone un passo particolarmente significativo: “I santi angeli, destinati a guidarmi in queste opere, mi tennero molti discorsi. Il principe San Miche-le dichiarò che la mia missione rappresentava la volontà e il comandamen-to dell’Altissimo. E ho scoperto, grazie alle spiegazioni, ai favori e alle istruzioni continue di quel grande principe, i misteri magnifici del Signore e della Regina del cielo”. Pare che ben sei angeli l’assistessero e la seguis-sero, costantemente in questo suo lavoro, cui se ne aggiunsero poi altri due di una gerarchia superiore incaricati di rivelarle i segreti più profondi”. Ti si chiederebbe cosa molto ingrata se dovessi eseguire l’opera con le tue sole forze” le fu rivelato “Ma l’Altissimo è potente e non ti rifiuterà tale soccor-so se lo invochi con ardore e ti disponi a riceverlo. Se Gli obbedisci, ti verrà rivelato quello che è celato”.

LA FESTA DEGLI ANGELI CUSTODI
Katsuko Sasagawa (Giappone 1931) si chiama oggi suor Agnese e vive uno stretto rapporto con la dimensione angelica fin da quando si salvò da un coma profondo nel corso del quale ebbe visioni magnifiche, che conti-nuarono in seguito anche in stato di coscienza. Eccone una: “Nel corso di un’adorazione al Santo Sacramento, una luce abbagliante apparve improv-visamente e una strana foschia l’avvolse. Nello stesso istante vidi tutt’in-torno un’enorme moltitudine di esseri spirituali. Erano moltissimi, in uno spazio che sembrava aprirsi all’infinito…”

In un’altra visione del luglio 1973, la religiosa vide una figura che pre-gava al suo fianco: “E’ la stessa che avevo visto al lato del letto in ospeda-le, una donna fatta di luce, dalla voce magnifica, pura, che risuonava nella mia testa. Fissandola mi accorsi che somigliava vagamente a mia sorella morta. Appena l’idea mi sfiorò, la creatura mi rispose sorridendo gentil-mente e facendo cenno di no con la testa. Poi disse: – Sono colei che resta sempre al tuo fianco e ti protegge -. L’ angelo brillava, non lo si può descri-vere a parole, emanava una sensazione di dolcezza. Il suo abito era di luce”.

Segue una nuova visione del 2 ottobre successivo, festa degli angeli custodi: “Una luce brillante mi abbagliò” racconta suor Agnese “Nello stesso istante apparvero le figure degli angeli che pregavano davanti all’ostia lu-minosa. Erano in otto, inginocchiati intorno all’altare e formavano un se-micerchio. Quando dico che erano inginocchiati, non intendo che vedevo le loro gambe, o distinguevo i loro tratti. E’ difficile perfino descriverne gli abiti. Sicuramente non assomigliavano a degli esseri umani, non avevano l’aspetto di bambini, né di adulti, erano senza età ed erano proprio lì. Non avevano ali, ma i loro corpi erano avvolti da una specie di luminescenza misteriosa. Non credevo ai miei stessi occhi. Tutti adoravano il Santo Sa-cramento con grande devozione. Al momento della comunione uno di essi mi invitò ad avanzare verso l’altare, da dove potei distinguere chiaramente gli angeli custodi di ogni membro della comunità. Davano veramente l’im-pressione di guidarli e proteggerli con gentilezza e affetto. Niente come quella scena riuscì ad aprirmi gli occhi sul profondo significato dell’ange-lo custode: fu molto meglio di qualsiasi spiegazione teologica…”

ANGELI E SANTI: LE ESPERIENZE ESTREME
UNA SCHIERA INFINITA
Le due dichiarazioni che seguono si devono alla beata Angela da Foligno (1248-1309): “Provavo una tale gioia per la presenza degli angeli e i loro discorsi mi riempivano di così tanta felicità che non avrei mai creduto che i santissimi angeli fossero così gentili e capaci di donare alle anime tali delizie. Avevo pregato gli angeli, in modo particolare i serafini, e i santissimi custodi mi dissero: Ora ricevi quello che i serafini possiedono e potrai così partecipa-re alla loro gioia.

E ancora: “Scorsi nella mia anima due gioie perfettamente distinte: una proveni-va da Dio, l’altra dagli angeli e non si assomigliavano. Ammiravo la ma-gnificenza di cui il Signore era circondato. Chiesi come si chiamava ciò che stavo osservando. – Sono i Troni – disse la voce. La moltitudine era abbagliante e infinita tanto che, se il numero e la misura non fossero leggi della creazione, avrei creduto che la folla sublime davanti ai miei occhi fosse innumerevole e smisurata. Non scorgevo né l’inizio né la fine di quella folla il cui numero trascende le nostre cifre”.

SOLLEVATO DI PESO

San Filippo Neri fu letteralmente sollevato dal suo angelo custode che gli evitò in tal modo di essere travolto da una carrozza trainata da quattro cavalli, imbizzarriti.

IL SUO SGUARDO: UN RAGGIO DI LUCE
Anna Caterina Emmerich (Germania 1774-1824) è la stigmatizzata alle cui visioni il poeta Paul Claudel dovette la sua conversione al cattolicesimo. La santa veniva trasportata dal suo angelo custode a migliaia di chilo-metri dal suo villaggio natale (Dulmen, in Vestfalia) il che le permetteva di portare in anteprima notizie provenienti da molto lontano.

A proposito del suo angelo diceva: “Lo splendore emanante da lui è pari solo al suo sguardo: un raggio di luce. A volte passavo intere giornate con lui. Mi mostrava delle persone che conoscevo e altre che non avevo mai visto. Con lui attraversavo i mari alla velocità del pensiero. Potevo vedere molto lontano. Mi condusse dalla regina di Francia (Maria Antonietta) mentre era in prigione. Quando arriva per portarmi con sé solitamente vedo un debole chiarore e poi improvvisa-mente mi appare dinnanzi come la luce di una lanterna che illumina le tenebre…

La mia guida è sempre davanti a me, a volte al mio fianco e non ho mai visto i suoi piedi muoversi. E’ silenzioso, fa pochi movimenti ma talvolta accompagna le sue brevi risposte con un cenno della mano, o inclinando il capo. Oh, com’è brillante e trasparente! E’ serio e gentile e ha capelli setosi, fluttuanti e brillanti. Il suo capo non è coperto e l’abito che indossa è lungo e di un candore abbagliante come quello di un prete.

Gli parlo liberamente e tuttavia non ho mai potuto guardarlo in viso. Mi inchino dinnanzi a lui ed egli mi guida con diversi cenni. Non gli faccio mai troppe domande perché la soddisfazione che provo solo sapendolo al mio fianco, mi trattiene. E’ sempre molto breve nelle sue risposte…

Una volta mi persi nei campi di Flamske, ero terrorizzata, cominciai a piangere e pregare Dio. Improvvisamente vidi davanti a me una luce, simi-le a una fiamma, che si trasformò nella mia guida. La terra sotto i miei piedi diventò secca e né pioggia né neve cadevano più su di me. Ritornai a casa senza nemmeno bagnarmi”.

IL LORO AMORE PER LE CREATURE E’ IMMENSO
Maria Maddalena De’ Pazzi (Italia 1566-1607) ci ha lasciato questa descrizione a proposito della natura dell’amore fra angeli e esseri umani: “II loro amore è lontano dall’eguagliare quello di Dio. Gli angeli amano le creature di un amore immenso, fatto di verità e rigenerazione. E’ un amore intenso che sorge dal cuore del Verbo, perché vedono in esso la dignità delle creature e l’amore che Egli prova per loro. Questo amore rappresen-ta, per così dire, la sovrabbondanza dell’amore del Verbo, che gli angeli raccolgono in sé e trasmettono poi alla creatura nella parte più nobile del suo essere, cioè il cuore. Oh! Se la creatura conoscesse l’immenso amore degli angeli… Rende l’anima saggia e prudente: saggia nelle sue opere, che compie con retta intenzione per la più grande gloria di Dio; prudente nel mantenere le virtù che danno vita a tutti gli amori…”

QUEL VISO APPASSIONATO
Teresa d’Avila (Spagna 1515-1592), riformatrice dell’ordine delle carmelitane, prima donna nominata Dottore della Chiesa, narrò così la sua estasi: “Vedevo vicino a me, sul lato sinistro, un angelo con sembianze corporee. Era piccolo e molto bello. Con il suo viso appassionato pareva essere tra i più elevati tra coloro che sembravano incendiati d’amore, che io chiamo cherubini poiché non mi hanno mai rivelato il loro nome Ma vedo chiaramente nel cielo una così grande differenza tra certi angeli e altri, che non saprei nemmeno spiegarla. Vedevo dunque l’angelo che te-neva in mano un lungo dardo in oro, la cui estremità di ferro pareva infuocata. Mi sembrava che lo conficcasse dritto nel mio cuore, fino a giuri-gere alle viscere. Quando lo estrasse, si sarebbe detto che il ferro le avesse portate via con sé e mi lasciò tutta immersa in un infinito amore per Dio…”

PADRE PIO: A COLLOQUIO CON L’INVISIBILE
Anche il popolare Padre Pio da Pietralcina (nome di battesimo France-sco Forgione, 1887-1968), in fase di canonizzazione mentre compiliamo questo lavoro, poté contare sulla presenza costante, al suo fianco di un uomo maestoso, di rara bellezza, splendente come il sole, il quale, pren-dendolo per mano lo incoraggiava: “Vieni con me perché ti conviene com-battere da valoroso guerriero”.

Diverso invece l’angelo che inflisse al sacerdote le stigmate, una sera d’ago-sto del 1918. Ecco come le cronache dell’epoca riportarono l’evento: “Gli apparve un personaggio celeste, con in mano una specie di arnese simile a una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata e che sembrava che da essa uscisse fuoco, con la quale colpi Padre Pio nell’anima, facendolo gemere di dolore. Si aprì così la sua prima stigmata al costato, cui dopo la messa seguirono le altre due alle mani”. Lo stesso Padre Pio riferirà in proposito: “Ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire… e m’avvidi che mani, piedi e costato erano traforati…”

Ma sulla vita di Padre Pio e sui suoi rapporti con gli esseri di luce, esiste una vasta letteratura e un’aneddotica ricchissima. Ne riportiamo di seguito solo alcuni brani.

Racconta uno dei biografi: “Ero un giovane seminarista quando Padre Pio mi confessò, mi diede l’assoluzione e poi mi chiese se credevo al mio angelo custode. Risposi esitante che, per la verità, non l’avevo mai visto e lui, fissandomi con sguardo penetrante, mi tirò un paio di ceffoni e aggiun-se: – Guarda bene, è là ed è molto bello! – Mi girai e non vidi niente, ma il padre aveva negli occhi l’espressione di qualcuno che davvero guarda qual-cosa. Non stava fissando il vuoto. I suoi occhi brillavano: riflettevano la luce stessa del mio angelo”.

Padre Pio soleva chiacchierare abitualmente col proprio angelo. Curio-so questo monologo (che per lui era però un vero e proprio dialogo) casual-mente estortogli da un frate cappuccino: “Angelo di Dio, angelo mio, non sei il mio custode? Mi sei stato donato da Dio (…) Sei una creatura o un creatore? (…) Sei una creatura, c’è una legge e tu devi obbedirle. Devi restare al mio fianco, che tu lo voglia o no (…) Ma tu stai ridendo! (…) E cosa c’è di strano? (…) Dimmi una cosa (…) Devi dirmela. Chi era? Chi c’era là ieri mattina? (riferito a qualcuno che aveva assistito di nascosto a una delle sue estasi) (…) Tu ridi (…) Devi dirmelo (…) Era il professore? Il guardiano? Insomma, dimmelo! (:..) Stai ridendo. Un angelo che ride! (…) Non ti lascerò andare finché non me lo dirai (…)”

Il rapporto di Padre Pio con gli esseri di luce era talmente abituale che molti dei suoi figli spirituali raccontano di come usasse raccomandarsi con loro affinché, in caso di bisogno, gli inviassero il loro angelo custode. Esiste inoltre una numerosa corrispondenza in cui il sacerdote si esprime in tal senso. Un esempio classico è questa lettera del 1915 indirizzata a Raffaellina Cerase: “Al nostro fianco” scrive Padre Pio “c’è uno spirito celeste che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona nemmeno per un istante, che ci guida, ci protegge come un amico, come un fratello e che ci consola sempre, specialmente nelle ore che sono per noi le più tristi. Sappiate che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le buone opere che fate, i vostri desideri più santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non dimenticate que-sto compagno invisibile sempre presente per ascoltarvi, sempre pronto a con-solarvi. O deliziosa intimità! O felice compagnia…”

Che dire poi di episodi che hanno contribuito ad alimentare la leggenda del sant’uomo di Pietralcina: telegrammi la cui risposta arrivava dopo po-chi minuti. Repliche ironiche come “Credi forse che sia sordo?” date ad amici come Franco Rissone i quali domandavano se veramente sentisse la voce dell’angelo. Perfino piccole liti, come quella che lo indusse a tenere il broncio al proprio custode il quale se n’era stato via troppo a lungo lasciandolo in balìa delle tentazioni, come testimonia la seguente lettera del 1912: “Lo rimproverai severamente per essersi fatto attendere così a lungo, seb-bene non avessi mai smesso di chiamarlo in mio soccorso. Per punirlo, decisi di non guardarlo in faccia: volevo andarmene, sfuggirgli. Ma lui, poverino, mi raggiunse quasi in lacrime. Mi afferrò e mi fissò, finché non alzai gli occhi, lo guardai in faccia e vidi che era molto dispiaciuto. Disse: – Ti sono sempre vicino, mio caro protetto, ti circondo sempre con l’affetto che ha fatto nascere la riconoscenza verso il beneamato del tuo cuore. L’af-fetto che provo per te non si spegnerà nemmeno con la fine della tua vita.

UN GIOVANE BELLISSIMO
Gertrude di Helfta (Germania 1256-1302) detta La Grande, a 25 anni, in seguito a una crisi depressiva, vide la sua vita cambiare. Non ne sarebbe mai uscita se un angelo dai tratti di un giovane bellissimo non le fosse apparso dicendole di non consumarsi nel dolore, poiché la sua salvezza era prossima. Piena di gratitudine, la santa offrì se stessa al Signore il giorno degli arcangeli, dicendo di farlo “in onore di questi grandi prìncipi (gli angeli), per accrescere la loro gioia, la loro gloria e la loro beatitudine”. Si narra che tutti gli angeli, dopo quel solenne gesto, vennero, secondo la propria gerarchia, a inginoc-chiarsi davanti a lei con grande rispetto, promettendole di vegliarla da quel momento con affetto speciale.

SPECCHI DIVINI
Lo scritto seguente, riguardante le diverse gerarchie degli angeli, si deve a Santa Ildegarda Di Bingen (Germania 1098-1179).

“Dio onnipotente costituì diversi ordini della sua milizia celeste, così che ciascun ordine assolvesse la propria funzione e fosse lo specchio e il sigillo del vicino. Ciascuno di questi specchi protegge così i misteri divini, che gli stessi ordini non possono assolutamente vedere, conoscere, gustare e definire. Inoltre, la loro ammirazione, si eleva di lode in lode, di gloria in gloria e il loro movimento è eterno, perché l’opera che devono svolgere non può mai terminare. Questi angeli sono spirito e vita di Dio, non rinunciano mai alle lodi divine, non cessano mai di contemplare la luce ignea di Dio e la luce della divinità dona loro lo splendore della fiamma….”

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