GLI ANGELI NELL’ESPERIENZA SPIRITUALE DEL BEATO ENRICO SUSO

Il Beato Enrico Suso, uno dei massimi esponenti della spiritua-lità tedesca del sec. XIV, definito “il più amabile dei mistici germanici” per la sua sensibilità affettiva e il suo linguaggio poetico ricco di immagini suggestive, ci ha lasciato nell’autobiografia) (scritta in terza persona), una testimonianza viva della sua vita spirituale, seguita costantemente e confortata dal soccorso angelico. Fino dai suoi anni giovanili, ancora principiante nel cammino della perfezione, il Beato Suso sperimentò, “innumerevoli” volte, dopo periodi di sofferenza, la “celeste compagnia” degli Angeli. Allora il soffrire gli diveniva “leggero a sopportarsi` e dimenticava pure di essere stato tanto tribolato.

Una volta egli chiese ad “uno dei luminosi Principi celesti”, che gli era apparso, di mostrargli la dimora di Dio nella sua anima. L’Angelo l’accontentò e Suso poté osservare nel suo petto “puro come un cristallo”, proprio “nel centro del suo cuore”, la sua ani-ma stretta “fra le braccia” del suo amato Signore.

Fu una vista grandiosa, conso-latissima per il Beato, il cui unico desiderio era quello di raggiungere l’unione perfetta con Dio, che la vi-sione chiaramente simboleggiava, e di condurre tutti a questa meta.

Sappiamo, cari amici degli An-geli, che, qualora nel nostro cuore non alberga il peccato mortale, vi dimora Dio con la sua Grazia. E quanto più ci impegnammo in un cammino spirituale di fede, di speranza e di carità, tanto più il Signore si unisce strettamente a noi nell’amore. Il nostro Angelo custode, che si associa alla voce della nostra coscienza, ce lo assicura. E se Dio ci ama, anche gli Spiriti celesti ci amano. E’ ciò che vuole significare quest’altra visione del Beato:

Essendosi egli re-cato all’altare per dire Messa, .. arrivarono moltissimi leggiadri bambini [Angeli] con dei ceri ac-cesi… allargavano le braccia e lo abbracciavano ognuno singolar-mente… e lo premevano sul loro cuore. [Interrogati], risposero: “E’ così caro [il Beato] al nostro cuo-re… Dio opera ineffabili meraviglie nella sua anima”.

Gli Angeli eletti furono, per il Beato Suso, degli autentici maestri di perfezione. Gli insegnarono il vero significato, la preziosità della sofferenza, che Dio non fa man-care ai suoi amici, per purificarli e renderli degni dell’unione trasfor-mante con Lui.

Ecco una visione emblematica a questo riguardo: [Il Beato] fu condotto in un luogo dove c’era un grande as-sembramento angelico, e uno di essi, che gli era più vicino degli altri, gli disse: “Tendi qui le mani e guarda”. Egli tese le mani, guardò e vide che al centro della mano spuntava una bella rosa rossa, con le sue foglioline verdi.

La rosa era così grande che copriva la mano sino alle dita, era così bella e luminosa che arrecava agli occhi grande piacere. Girò le mani di fuori e di dentro: era da entrambi le parti una vista delizio-sa. Disse con grande stupore del suo cuore: “Caro compagno, cosa significa questa visione?”.

Il giovane [l’Angelo] rispose: `Essa significa sofferenza e poi sofferenza, e ancora sofferenza, e di nuovo ancora sofferenza che Dio vuol darti, e cioè sono le quattro rose rosse a entrambe le mani e a entrambi i piedi. Il servo [il Beato] sospirò e disse: `Ah, tenero Signore, la sofferenza fa così male all’uomo, e tuttavia lo abbellisce tanto spiritualmente da essere meravigliosa disposizione di Dio!`.

Nella sua vita provata da grandi travagli, calunnie e malattie di ogni genere, il più grande soste-gno interiore fu, per il beato Suso, l’assistenza costante degli Angeli del Cielo.

Egli era solito rivolgersi a loro, con fiducia, nelle sue angustie e pregarli di venire in suo aiuto. Saliva, per questo, sul monte dove era una cappella dedicata ai Santi Angeli e faceva, per nove volte, sempre pregando, il giro di quel sacello, in onore dei nove Cori delle schiere angeliche.”

Una volta, trovandosi in perico-lo di morte, si raccomandò a loro così: “Cari Angeli, pensate che il mio cuore, in tutti i miei giorni, sorrideva solamente a sentirvi nominare, quanto spesso, nella mia miseria, voi mi avete arrecato celeste gioia, e mi avete custodito dai nemici [i demoni]; o teneri Spi-riti, ora soltanto sono giunto alla mia ultima agonia, e ho bisogno di aiuto; aiutatemi e proteggetemi dalla vista orrenda dei miei nemici, gli spiriti maligni!”

E’ questo un esempio da non dimenticare mai, cari amici degli Angeli: affidandoci ogni giorno a loro, nella preghiera, ci assicu-riamo, già fin d’ora, il soccorso di questi nostri santi Custodi nel momento estremo.

In altre sue opere (il “Libretto dell’Eterna Sapienza” e “L’orolo-gio della Sapienza”), il beato Suso ci narra di avere ricevuto da Dio la grazia singolare di contempla-re l’immensa gioia del Cielo e di vedere “con quale straordinaria bellezza e nobiltà è ordinata l’innu-merevole moltitudine degli Angeli, disposti in Gerarchie e Cori. Gaudi meravigliosi e visioni stupende di singolare diletto!’

Cari amici degli Angeli, le espe-rienze dei Santi, che arricchiscono l’immenso patrimonio spirituale della Chiesa, sono volute da Dio e tramandate anche per nostro ammaestramento.

Venendone a conoscenza, ri-caviamone profitto per la nostra vita. Sappiamo anzitutto discernere il nucleo essenziale, evangelico, dall’apparato accessorio, costituito dalle grazie straordinarie, che non sono comuni ad ogni anima, né necessarie, né richieste per rag-giungere la santità.

Dall’esperienza spirituale del Beato Enrico Suso impariamo, dunque:

– l’impegno costante nell’esercizio pratico dell’amore di Dio (“Se mi amate, osserverete i miei coman-damenti” (Gv 14,15).

– l’abbandono paziente e fiducioso in Dio nelle prove della vita.

– il ricorso all’aiuto degli Angeli e la fiducia certa della loro benevola risposta.

– la speranza dell’eterna beatitudi-ne, che conforta e incoraggia.

Buon cammino di santità, cari amici! Da Monastero “Carrmelo San Giuseppe” CH. Locarno – Monti

LA CORONA ANGELICA
Forma della corona angelica
La corona usata per recitare la «Coroncina Angelica» è formata da nove parti, ciascuna di tre grani per le Ave Maria, preceduti da un grano per il Padre nostro. I quattro grani che precedono la medaglia con l’effigie di San Michele Arcangelo, ricordano che dopo l’invocazione ai nove Cori angelici bisogna recitare ancora quattro Padre nostro in onore dei Santi Arcangeli Michele, Ga-briele e Raffaele e del Santo Angelo custode.

Origine della corona angelica
Questo pio esercizio fu rivelato dall’Arcangelo Michele stesso alla serva di Dio Antonia de Astonac in Portogallo.

Il Principe degli Angeli apparendo alla Serva di Dio disse che voleva essere venerato con nove invocazioni in ricordo dei nove Cori degli Angeli.

Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro angelico e la recita di un Padre nostro e tre Ave Maria e con-cludersi con la recita di quattro Padre nostro: il primo in suo onore, gli altri tre in onore di S. Gabriele, S. Raffaele e degli Angeli custodi. L’Arcangelo promise ancora di ottenere da Dio che colui che l’avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Comunione, sarebbe stato accompagnato alla sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei nove Cori. A chi l’avesse recitata ogni giorno prometteva la continua particolare assistenza sua e di tutti gli Angeli santi durante la vita e in Purgatorio dopo la morte. Benché queste rivelazioni non siano ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, tuttavia tale pia pratica si diffuse tra i devoti dell’Ar-cangelo Michele e dei santi Angeli.

La speranza di ricevere le grazie promesse è stata alimentata e sostenuta dal fatto che il Sommo Pontefice Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo pio e salutare esercizio.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

S. Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell’estremo giudizio
1a Invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del celeste coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carità. Pater, tre Ave al 1° Coro Angelico.

2a invocazione

Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci la grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione. Pater, tre Ave al 2° Coro Angelico.

3a invocazione

Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umiltà. Pater, tre Ave al 3° Coro Angelico.

4a invocazione

Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni. Pater, tre Ave al 4° Coro Angelico.

5a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del celeste Coro delle Potestà, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio. Pater, tre Ave al 5° Coro Angelico.

6a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro delle ammirabili Virtù celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male. Pater, tre Ave al 6° Coro Angelico.

7a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbe-dienza. Pater, tre Ave al 7° Coro Angelico.

8a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste degli Arcange-li, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone. Pater, tre Ave al 8° Coro Angelico.

9a invocazione

Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste di tutti gli An-geli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli. Pater, tre Ave al 9° Coro Angelico.

Un Padre nostro a San Michele.

Un Padre nostro a San Gabriele.

Un Padre nostro a San Raffaele.

Un Padre nostro allAngelo Custode.

Preghiamo
Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bontà e mi-sericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberi da tutti i nostri spirituali ne-mici. Nell’ora della nostra morte non ci molesti l’antico avversa-rio, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza del-la tua divina Maestà. Amen.

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