L’Angelo Custode e Padre Pio

“Parlare” dell’Angelo Custode significa parlare di una presenza molto intima e discreta nella nostra esistenza: ognuno di noi ha instaurato un rapporto particolare col proprio Angelo, sia che lo si abbia coscientemente accettato, sia che lo si ignori. Naturalmente l’Angelo Custode non è una prerogativa delle grandi personalità religiose: il “non vederlo” e il “non sentirlo” di molti uomini comuni, immersi nella vita frenetica della quotidianità, non intacca minimamente la sua presenza accanto a noi.
Il pensiero di padre Pio su questo angelo speciale per ciascuno di noi è sempre chiaro e conforme alla teologia cattolica e alla dottrina ascetico-mistica tradizionale. Padre Pio raccomanda a tutti “grande devozione a questo sì benefico angelo” e stima “un grandissimo dono della Provvidenza la presenza di un angelo che ci custodisce, guida e illumina per la via della salvezza”.
Padre Pio da Pietralcina aveva una fede vivissima per l’Angelo Custode. Si rivolgeva a lui in continuazione e lo incaricava di svolgere le mansioni più strane. Ai suoi amici e figli spirituali Padre Pio diceva: “Quando avete bisogno di me, inviatemi il vostro Angelo Custode“.
Spesso si serviva anche lui, come Santa Gemma Galgani, dell’Angelo per far recapitare lettere al suo confessore o ai suoi figli spirituali sparsi per il mondo.
Cleonice Morcaldi, la figlia spirituale prediletta, nei suoi diari ha lasciato scritto questo eccezionale episodio: «Durante l’ultima guerra mio nipote fu fatto prigioniero. Non ricevevamo sue notizie da un anno. Tutti là credevamo morto. I suoi genitori impazzivano dal dolore. Un giorno, mia zia si buttò ai piedi di Padre Pio che stava in confessionale e gli disse: “Ditemi se mio figlio è vivo. Io non mi tolgo dai vostri piedi se non me lo dite”. Padre Pio si commosse e con le lacrime che gli rigavano il viso disse:”Alzati e vai tranquilla”. «Passò ancora del tempo e la situazione in famiglia era diventata drammatica. Un giorno, non potendo più sopportare il pianto accorato degli zii, mi decisi a chiedere al Padre un miracolo e, piena di fede, gli dissi: “Padre, io scrivo una lettera a mio nipote Giovannino. Metto sulla busta il solo nome perché non so dove egli sia. Voi e il vostro Angelo Custode portatela dove egli si trova”. Padre Pio non mi rispose. Scrissi la lettera e l’appoggiai, la sera prima di andare a letto, sul comodino. La mattina dopo, con mia grande sorpresa, e anche con paura, vidi che la lettera non c’era più. Andai a ringraziare il Padre e lui mi disse: “Ringrazia la Vergine”. Dopo una quindicina di giorni, in famiglia si piangeva di gioia: era arrivata una lettera da Giovannino in cui egli rispondeva esattamente a tutto quello che io gli avevo scritto.

La vita di Padre Pio è piena di simili episodi -afferma Monsignor Del Ton, -come del resto quella di molti altri Santi. Giovanna d’Arco, parlando degli angeli custodi, dichiarava ai giudici che la interrogavano: “Li ho visti molte volte tra i cristiani”.

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