Miracolo straordinario della “Madonna dello Scoglio”, fratel Cosimo

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La guarigione più spettacolare, è quella di Rita Tassone, una residente delle colline delle Serre, il vasto massiccio montagnoso dietro Placanica.

Nata il 18 novembre 1946 è madre di quattro figli: Assunta, Gregorio, Catena e Raffaele. Si era ammalata poco prima di compiere i 30 anni, nel 1975. Verso il 1979, le viene diagnosticata una osteomielite che degenera rapidamente in un sarcoma osseo. Poi, nel 1980, Rita deve iniziare a usare degli analgesici per calmare i dolori che sono insopportabili. Deve assumere infatti il Talwintab e come ultima risorsa, la morfina.

Nel 1981, Michele, suo marito, sente parlare di Fratel Cosimo. Gli sottopone la tragica situazione di sua moglie. Riceve questa risposta: “Per sua moglie ormai perla mano del­l’uomo non c’è più nulla da fare. Solo un miracolo di Gesù potrà cambiare la situazione. Bisogna pregare. Se avete la fede, guarirà”.

Da allora, Michele decide di recarsi tutti i mercoledì e tutti i sabati allo Scoglio a incontrare Fratel Cosimo. Porta con sé sempre una fotografia di Rita.

Nel 1982, riesce a portarla di persona da Fratel Cosimo, in mac­china, con la sua sedia a rotelle messa nel bagagliaio. Da allora Michele, sempre con grande dedi­zione, la conduce regolarmente, sulle strade a zig-zag, attraverso le colline dell’Aspromonte. Lungo il viaggio, accomoda i cuscini per rendere più tollerabile lo spostamento, ma il viaggio è comunque molto sofferto.

Nell’aprile 1988, Michele è provato da questa vita dura. Incontra una donna che lo consola e lo seduce. Se ne innamora. Rappresenta la via d’uscita che sognava. Prepara il divorzio, ma ritorna lo stesso sulla collina. Nel suo sconforto, chiede a Fratel Cosimo la sua benedizione.

“Voi non meritate nessuna benedizione. Questa donna che vi è entrata nel cuore dovete lasciarla, perché ve l’ha mandata Satana su un piatto d’argento. Se non lo farete rovinerà voi e la famiglia. La vostra povera moglie ne subirà in particolar modo le conseguenze. E tutti questi anni, durante i quali siete venuto allo Scoglio, non vi gioveranno a nulla: non guarirà”.

Michele sapeva che le parole ricevute fino ad allora da Fratel Cosi­mo erano pura verità. Si fa luce nel suo cuore e osa implorare:

“Fratel Cosimo, pregate per me, perché da solo non ce la faccio”.

“Io pregherò per voi, ma voi dovete mettercela tutta, altrimenti da questa situazione non ne uscirete più”.

Il distacco fu difficile, tempestoso. “La sera, fattomi coraggio, raccontai a Rita, mia moglie, la situazione in cui mi ero cacciato. Rita aveva di già immaginato qualcosa. Mi disse che pregava Gesù e la Madonna che potessero mettere fine a tale incresciosa situazione, che sembrava disperata”.

Il giorno seguente, Rita espresse il desiderio di conoscere quella donna e pregò suo marito di portarla a casa. Dopo un cortese scambio di idee, in cui la rivale si mostrò sicura del suo amore e del suo potere, Rita, che teneva sempre dell’acqua benedetta vicino al suo letto, la asperse copiosamente. Il seguito è indescrivibile come ha raccontato Michele. La donna cadde in trance, gridava come una forsennata.

Questi esorcismi senza autorizzazione non avvengono mai senza un contraccolpo, che il marito descrive nei particolari. Fu consultato un certosino che fece un esorcismo e tutto ritornò normale.

“Ho voluto descrivere la mia storia, non per esibizionismo, ma perché, se qualcuno si trovasse in situazioni del genere, sappia uscire dal suo smarrimento, che porta alla rovina, e non disperi della Misericordia del Signore”. Dopo questo episodio, Michele continua il suo viaggio sulla montagna insieme a Rita. I viaggi si fanno sempre più difficili. Si complicano a causa di inspiegabili avarie: la macchina ad esempio, si ferma sempre allo stesso posto. Fratel Cosimo, messo al corrente dello strano episodio, consiglia:

“Quando vedete che la macchina si ferma dite queste parole con molta fede: che la potenza di Dio sia sempre con me e con me rimanga sempre”.

Il suo consiglio si rivelò valido. Ma lo stato di Rita si aggravava. Michele temeva di vederla morire per strada, sulla collina. Ma lei preferiva morire là, piuttosto che altrove. Nel luglio 1988, Rita ritorna da Fratel Cosimo il quale le chiede di pregare per la sua guarigione, lei che pregava sempre e unicamente per gli altri.

Fratel Cosimo le dice:

“Gesù vuole la vostra guarigione per­ché tanti cuori induriti ritornino a lui. Se voi accettate, ci sarà una grande lotta tra Gesù e Satana, anche se, in ultimo, vinceremo noi. Satana ve ne combinerà di tutti i colori. Pregate e abbiate fede”.

La casa, infatti, da allora, sembra posseduta. Si sentono rumori nell’armadio della camera da letto e sul balcone; lampi elettrici alla televisione. Un forte odore di zolfo penetra nella casa. Tutto questo durerà fino al 13 agosto.

L’8 agosto, Rita sta molto male. Alle 14, il parroco don Vincenzo Maiolo viene chiamato d’urgenza: porta l’Eucarestia. Si accorge che Rita è “fortemente disturbata dal demonio, incapace di parlare, di muoversi”. Ma lei tiene bene stretto il suo crocefisso sul petto. La comunione le ridà la forza di parlare e di pregare. Prega per i peccati del mondo e per i peccatori, al di là delle sue sofferenze.

Guarda una icona appesa sul muro di fronte a lei. Le sembra che la Vergine si avvicini e le dica:

“Io sono con te, non ti scoraggiare”. Il 13 agosto, la situazione è critica. Da tre giorni, Rita non mangia più. La sostiene solo l’Eucarestia. A tratti soffoca, come se una mano le stringesse la gola. Chiede di ritor­nare da Fratel Cosimo perché interceda:

“È impossibile nel tuo stato”, le si obietta.

“Io devo andarci, costi quel che costi”. Michele si cambia d’abito e ritrova Rita in macchina. L’avevano porta­ta in auto i suoi due figli.

“Vuoi dunque morire là?”.

“Sì, mi sento chiamata dalla Madon­na, devo andare allo Scoglio”. Durante il percorso, Rita piange e grida dal dolore.

“Ritorniamo” ripete Michele. “Guida e lascia stare il resto” risponde lei.

Al loro arrivo, verso le ore 17, Fra­tel Cosimo aveva appena ricevuto le cento persone di quel giorno. Rita viene trasportata proprio davanti alla roccia dell’apparizione. Piange e i denti le stridono a forza di dolori, ma continua a pregare con tutto il suo cuore.

Racconta Michele:

“Alla fine della preghiera, Rita, improvvisamente gioiosa, mi guarda e mi dice”:

“Guarda la Madonna”.

“E con la mano fece cenno verso il cielo. Guardai in alto, il cielo era sere­no, limpido, senza nuvole”.

“Dove è che la vedi?’

«Guarda quante stelle meravigliose manda dalle mani. Vai…, chiamami i figli tu non la vuoi vedere”.

“Non vedevo nulla. Mi precipitai a chiamare Giuseppe Fazzalari egli dissi di guardare anche lui che forse aveva più fede di me”.

Ma anche Giuseppe non vede nien­te. Tutti e due contattano Fratel Cosimo:

“Venite! Rita dice di vedere la Madonna nel cielo che manda milioni di stelline verso di noi”.

Fratel Cosimo scende cinque o sei gradini e guarda verso il cielo. “Sì, c’è la presenza della Madonna”. Rita viene condotta in una stanza accanto alla cappella.

Michele ha annotato il dialogo che segue:

“Con quale intenzione siete venuta questa sera?” domanda Fratel Cosi­mo a Rita.

“Se è possibile ritornare a casa con i miei piedi”.

“E pensate che Gesù possa fare questo?”. “Sì, solo Gesù può fare questo”.

“Noi mettiamo la vostra fede alla prova. Se la vostra fede è forte, come voi dite, può darsi che Gesù vi esaudirà”. Le 13 persone presenti nella stanza in quel 13 di agosto, si stringono intorno a Rita. Michele manda suo figlio Gregorio a sorvegliare l’entrata per evitare ogni distrazione. I testimoni assicurano che in quel momento Fratel Cosimo si è come trasfigurato a immagine di Gesù. Pronuncia queste parole:

“Non sono io che parlo ma è Gesù che ti ripete le stesse parole che ha detto al paralitico di Galilea: Alzati e cammina».

Rita si solleva senza appoggiarsi alla sedia. S’incammina verso la porta e sembra che non tocchi il suolo. Michele vuole aiutarla, poiché non cammina ormai da 13 anni e lei non ha più muscoli. Sulle sue ossa c’è solo pelle.

“Non la toccate” dice Fratel Cosimo “lasciate che Gesù compia la sua opera”.

Rita scende i gradini verso la roccia, vi posa le mani per qualche minuto e prega. Poi sale sui gradi­ni per entrare nella vicina cappella. Va fino all’altare e si sporge per toccare il quadro dell’apparizione. Rimane così in preghiera per cinque minuti, poi riprende il suo cammino con sicurezza, malgrado le gambe apparentemente ridotte all’osso. Esce allora dall’estasi e scopre all’improvviso di essere in piedi.

“Ma io cammino con i miei piedi? No, non è possibile!”.

Fratel Cosimo invita tutti a cantare le lodi a Gesù. Il tempo sembra essersi fermato. Michele telefona. La straordinaria notizia si diffonde in tutto il paese.

Al ritorno, migliaia di persone cir­condano la casa, aspettano Rita. Il medico curante Cosimo Tassone, sconvolto, grida:

“Dio mio, solo tu potevi fare questo».

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