Nel Nuovo Testamento Gesù piange 3 volte, ecco quando e il significato

Nel Nuovo Testamento ci sono soltanto tre occasioni in cui Gesù piange.

GESÙ PIANGE DOPO AVER VISTO L’ANGOSCIA DI COLORO CHE AMA

32 Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 «Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!» (Giovanni 11: 32-26)

In questo episodio, Gesù si commuove dopo avere visto piangere coloro che ama e dopo avere visto la tomba di Lazzaro, un caro amico. Ciò dovrebbe ricordarci l’amore che Dio ha per noi, i suoi figli e le sue figlie e quanto Lo addolora vederci soffrire. Gesù mostra vera compassione e soffre con i suoi amici, piangendo alla vista di una scena così difficile. Tuttavia, c’è la luce nelle tenebre e Gesù trasforma le lacrime di dolore in lacrime di gioia quando risuscita Lazzaro dai morti.

GESÙ PIANGE QUANDO VEDE I PECCATI DELL’UMANITÀ

34 “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! (Luca 13:34)

41 Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: 42 «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. (Luca 19: 41-42)

Gesù vede la città di Gerusalemme e piange. Questo perché vede i peccati del passato e del futuro e ciò gli spezza il cuore. In quanto padre amorevole, Dio odia vederci voltare le spalle a Lui e desidera fortemente stringerci. Tuttavia, rifiutiamo quell’abbraccio e seguiamo le nostre strade. I nostri peccati fanno piangere Gesù ma la buona notizia è che Gesù è sempre lì per darci il benvenuto e lo fa a braccia aperte.

GESÙ PIANGE PREGANDO NEL GIARDINO PRIMA DELLA SUA CROCIFISSIONE

Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono. (Ebrei 5: 0)

In questo caso le lacrime sono legate alla preghiera autentica che viene ascoltata da Dio. Sebbene non sia sempre necessario piangere durante la preghiera, evidenzia il fatto che Dio desidera un “cuore contrito”. Vuole che le nostre preghiere siano un’espressione di chi siamo e non semplicemente qualcosa in superficie. In altre parole, la preghiera dovrebbe abbracciare tutto il nostro essere, permettendo così a Dio di entrare in ogni aspetto della nostra vita.

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