Parolin sotto inchiesta: sapeva gli investimenti del Vaticano

Una lettera del cardinale Pietro Parolin trapelata a un’agenzia di stampa italiana mostra che la Segreteria di Stato era a conoscenza, e approvata ai suoi più alti gradi, dell’acquisto disonorato di una proprietà immobiliare di lusso a Londra ora al centro di un’indagine vaticana.

Il quotidiano italiano Domani ha pubblicato il 10 gennaio una lettera “confidenziale e urgente” indirizzata dal cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, a Jean-Baptiste de Franssu, presidente dell’Istituto per le opere religiose (IOR) noto anche come “banca vaticana” . “

Nella lettera, il cardinale Parolin ha chiesto allo IOR di prestare 150 milioni di euro (circa 182,3 milioni di dollari) alla Segreteria di Stato vaticana. La Segreteria di Stato aveva bisogno dei soldi per estinguere il prestito contratto con Cheney Capital quattro mesi prima. La Segreteria di Stato ha preso il prestito per acquistare le azioni della proprietà immobiliare a Londra.

Il cardinale Parolin ha definito l’investimento “valido”, ha detto che l’investimento doveva essere salvaguardato e ha chiesto il prestito allo IOR. Scriveva anche che il prestito era necessario perché la situazione finanziaria in quel momento suggeriva alla Segreteria di Stato di non utilizzare la sua riserva per “effettuare operazioni di copertura di investimenti”, ma per “acquisire ulteriore liquidità”.

Il Segretario di Stato ha inoltre precisato che il prestito avrebbe una “scadenza biennale” e che lo IOR sarebbe remunerato “in linea con il mercato internazionale” per il prestito.

Secondo Domani, lo IOR si è immediatamente mosso per soddisfare la richiesta e ha informato l’Autorità di vigilanza e informazione finanziaria. L’ASIF ha potere di supervisione sullo IOR, ma non sulla Segreteria di Stato.

Ad aprile, l’ASIF ha definito l’operazione “fattibile”, considerando che lo IOR disponeva di fondi sufficienti per realizzarla. Contestualmente l’ASIF ha richiesto un’adeguata due diligence per il rispetto delle vigenti leggi antiriciclaggio.

A maggio il dott. Gianfranco Mammì, direttore generale dello Ior, ha chiesto a monsignor Edgar Peña, Sostituto della Segreteria di Stato, di trascrivere la richiesta in una lettera da lui firmata. Secondo Mammì il Sostituto ha “potere esecutivo” e per questo la lettera del cardinale Parolin non è bastata allo Ior per eseguire l’operazione richiesta.

Monsignor Peña Parra ha accolto le richieste di Mammì e ha firmato una lettera il 4 giugno e un’altra il 19 giugno per spiegare la richiesta di prestito.

Il 27 giugno gli esperti dello IOR hanno dato il via libera all’operazione finanziaria. Il 29 giugno lo IOR ha presentato ai funzionari della Segreteria di Stato il piano economico del prestito.

Ma il 2 luglio Mammì ha cambiato idea e ha riferito alla Procura vaticana che l’arcivescovo Peña Parra non era chiaro e non avrebbe rivelato chi sarebbe stato il vero beneficiario del prestito richiesto.

Una fonte vaticana ha confermato alla Cna che la lettera del cardinale Parolin è autentica e che la storia scritta dal quotidiano Domani è accurata.

Dopo la denuncia di Mammì alla Procura della Repubblica, il 1 ° ottobre 2019 la polizia vaticana ha perquisito e sequestrato l’ASIF e la Segreteria di Stato.

Due giorni dopo è arrivata la notizia che il Vaticano aveva sospeso cinque funzionari: mons. Maurizio Carlino, Dott. Fabrizio Tirabassi, Dott. Vincenzo Mauriello e Sig.ra Caterina Sansone della Segreteria di Stato; e il Sig. Tommaso Di Ruzza, Consigliere ASIF.

Successivamente, il Vaticano ha sospeso anche mons. Alberto Perlasca, che ha guidato l’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato dal 2009 al 2019.

Nonostante non siano state presentate accuse penali contro nessuno di loro, tutti questi funzionari, ad eccezione di Caterina Sansone, non lavorano più in Vaticano. Di Ruzza non è stato rinnovato poiché il direttore dell’ASIF, Tirabassi e Mauriello, hanno concordato un pensionamento anticipato e sia Carlino che Perlasca sono stati inviati nelle loro diocesi di origine.

Sebbene la lettera trapelata dal cardinale Parolin non abbia rilevanza per le indagini, fornisce un contesto importante.

Uno di questi è che la Segreteria di Stato era a conoscenza dell’esistenza di preoccupazioni finanziarie ed etiche riguardo all’investimento 2011-2012 nella proprietà immobiliare di lusso al 60 di Sloane Avenue a Londra, gestita dalla 60 SA Company.

La Segreteria di Stato vaticana ha firmato il suo acquisto per 160 milioni di dollari con il fondo lussemburghese Athena, di proprietà e gestito dal finanziere italiano Raffaele Mincione, che fungeva da intermediario.

Quando il fondo Athena è stato liquidato, l’investimento non è stato restituito alla Santa Sede. La Santa Sede ha rischiato di perdere tutti i soldi se non avesse acquistato l’edificio.

L’ASIF ha esaminato l’affare e poi ha proposto di ristrutturare l’investimento, escludendo gli intermediari e facendo così risparmiare alla Santa Sede.

In quel momento la Segreteria di Stato chiedeva allo IOR risorse sufficienti per chiudere il vecchio mutuo e consentirne uno nuovo per concludere l’acquisto.

Poiché l’investimento è stato inizialmente considerato “buono” dallo IOR, resta ancora un mistero cosa abbia portato Mammì a ricredersi e denunciare l’operazione finanziaria al pubblico ministero; soprattutto quando nel settembre 2020, secondo quanto riferito, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA) ha pagato il prestito con Cheney Capital e ha contratto un nuovo prestito per salvaguardare l’investimento. Era la stessa operazione suggerita dalla lettera del cardinale Parolin.

Allora, perché lo IOR non ha eseguito l’operazione, come inizialmente previsto?

Man mano che vengono alla luce ulteriori dettagli dell’operazione, il motivo sembra essere una lotta di potere nella cerchia ristretta di Papa Francesco, senza un chiaro vincitore. Attualmente, a un anno e tre mesi dalle perquisizioni e dai sequestri in Segreteria di Stato, le indagini vaticane non hanno portato a rinunce ma anche a nessuna decisione di non procedere. Finché l’indagine non porterà a conclusioni chiare, lo scenario continuerà a essere confuso riguardo alla direzione in cui stanno andando le finanze vaticane

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