Rapporto: il Vaticano chiede una condanna a 8 anni di carcere per l’ex presidente della banca vaticana

Il promotore di giustizia del Vaticano sta cercando una condanna a otto anni di carcere per un ex presidente dell’Istituto per le opere religiose, secondo quanto riportato dai media italiani.

L’HuffPost ha detto il 5 dicembre che Alessandro Diddi aveva chiesto la condanna di Angelo Caloia, l’81enne ex presidente dell’istituto comunemente noto come “banca vaticana”, per riciclaggio, autoriciclaggio e appropriazione indebita.

Caloia è stato presidente dell’istituto – noto anche con la sigla italiana IOR – dal 1989 al 2009.

Il sito diceva che questa era la prima volta che il Vaticano chiedeva una pena detentiva per crimini finanziari.

CNA non ha verificato in modo indipendente il rapporto. Lunedì la sala stampa della Santa Sede non ha risposto alla richiesta di commento.

L’HuffPost ha riferito che il Promotore di giustizia stava cercando anche un mandato di otto anni per l’avvocato di Caloia, il 96enne Gabriele Liuzzo, con le stesse accuse, e sei anni di carcere per il figlio di Liuzzo, Lamberto Liuzzo, per riciclaggio di denaro e autoriciclaggio.

Il sito web ha detto che Diddi ha presentato le richieste nelle ultime due udienze del processo di due anni, l’1-2 dicembre. Secondo quanto riferito, ha anche chiesto la confisca di 32 milioni di euro (39 milioni di dollari) già sequestrati dai conti di Caloia e Gabrielle Liuzzo anche all’istituto.

Inoltre, si dice che Diddi abbia chiesto la confisca dell’equivalente di ulteriori 25 milioni di euro (30 milioni di dollari).

A seguito della richiesta di Diddi, Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, avrebbe annunciato che il tribunale avrebbe emesso la sentenza il 21 gennaio 2021.

Il tribunale vaticano ha ordinato a Caloia e Liuzzo di essere processati nel marzo 2018. Li ha accusati di aver preso parte a “comportamenti illegali” dal 2001 al 2008 durante “la cessione di una parte considerevole del patrimonio immobiliare dell’istituto”.

L’HuffPost ha affermato che i due uomini avrebbero venduto a se stessi i beni immobiliari dello IOR tramite società offshore e società in Lussemburgo tramite “una complessa operazione di schermatura”.

L’ex direttore generale dello IOR Lelio Scaletti, deceduto il 15 ottobre 2015, faceva parte dell’inchiesta iniziale, avviata nel 2014 a seguito delle denunce presentate dallo IOR.

Nel febbraio 2018 l’istituto ha annunciato di aver aderito a una causa civile, oltre al procedimento penale, contro Caloia e Liuzzo.

Il processo è iniziato il 9 maggio 2018. Alla prima udienza, il tribunale vaticano ha annunciato l’intenzione di nominare esperti per valutare il valore delle proprietà che Caloia e Liuzzo erano state accusate di vendere a prezzi inferiori a quelli di mercato, mentre presumibilmente stipulavano accordi off-paper per importi più alti per intascare la differenza.

Caloia era presente all’udienza di quasi quattro ore, anche se Liuzzo era assente, citando la sua età.

Secondo l’HuffPost, le udienze dei due anni e mezzo successivi si sono basate sulle valutazioni del Promontory Financial Group, su richiesta di Ernst von Freyberg, presidente dello IOR dal febbraio 2013 al luglio 2014.

Secondo quanto riferito, le udienze hanno anche considerato tre rogatorie inviate dal Vaticano alla Svizzera, con la risposta più recente arrivata il 24 gennaio 2020. Le rogatorie sono una richiesta formale dei tribunali di un paese ai tribunali di un altro paese per l’assistenza giudiziaria.

L’Istituto per le opere religiose è stato fondato nel 1942 sotto Papa Pio XII ma può risalire alle sue radici fino al 1887. Ha lo scopo di detenere e amministrare denaro destinato a “opere religiose o carità”, secondo il suo sito web.

Accetta depositi da persone giuridiche o persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. La funzione principale della banca è quella di gestire conti bancari per ordini religiosi e associazioni cattoliche.

Lo IOR aveva 14.996 clienti a dicembre 2019. Quasi la metà dei clienti sono ordini religiosi. Altri clienti includono uffici vaticani, nunziature apostoliche, conferenze episcopali, parrocchie e clero.

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