Sant’Eufemia di Calcedonia sottoposta a indicibili sofferenze per la sua fede in Dio

Oggi vogliamo raccontarvi la storia di Sant’Eufemia, figlia di due credenti cristiani, il senatore Philophronos e Teodosia, che abitava nella città di Calcedonia, situata sulle sponde del Bosforo.

santa

Il 16 settembre 303, durante le persecuzioni dioclezianee, il proconsole d’Asia Prisco emise un decreto che obbligava tutti gli abitanti della provincia a recarsi a Calcedonia per celebrare una festività in onore del suo Dio, Ares. Se qualcuno avesse disobbedito al suo ordine, sarebbe stato ucciso.

Per sottrarsi all’ordine, proteggere la loro fede ma non rischiare la vita, i cristiani si dispersero rifugiandosi in case isolate o nelle regioni desertiche. Sant’Eufemia e altri 49 cristiani si nascosero in una casa, dove continuarono a praticare il culto cristiano segretamente. Purtroppo ben presto, il loro nascondiglio fu scoperto e furono portati di fronte al proconsole, che cercò di convincerli ad abbandonare la loro fede con parole lusinghiere.

Sant’Eufemia però, salda sulla sua fede disse al proconsole di non perdere tempo con loro, in quanto non avrebbero mai abbandonato l’unico vero Dio, l’artefice del cielo e della terra, per adorare idoli muti e inanimati. Proseguì poi dicendo che le sofferenze imposte saranno facili da sopportare e avrebbero dimostrato solo la potenza del nostro Dio.

leoni

Il martirio di Sant’Eufemia

Queste parole irritarono il proconsole che sottopose Eufemia e suoi compagni a 20 giorni di torture e tormenti. Tuttavia, nessuno di loro vacillò nella fede. A quel punto, furioso li inviò all’imperatore Diocleziano per essere giudicati. Vennero portati via tutti tranne Eufemia, poichè il proconsole sperava che una volta sola avesse ceduto.

Inizialmente, esortò Eufemia a ritrattare, promettendole ricchezze terrene, ma poi diede l’ordine di torturarla. La martire fu legata a una ruota dotata di lame appuntite per tagliare il suo corpo. La santa pregò ad alta voce e la ruota si fermò miracolosamente, nonostante tutti gli sforzi dei carnefici. Un angelo del Signore scese dal cielo, liberò Eufemia dalla ruota e guarì le sue ferite.

Non vedendo il miracolo che si era compiuto, Prisco ordinò a 2 soldati di prendere la santa e gettarla in un forno rovente. I soldati, tuttavia, dopo aver visto due spaventosi angeli in mezzo alle fiamme, rifiutarono di eseguire l’ordine e si convertirono al Dio che Eufemia adorava.

A quel punto venne gettata nel fuoco ma rimase incolume. Attribuendo l’accaduto alla stregoneria, il proconsole diede l’ordine di scavare una nuova fossa, riempirla di lame affilate e coprirla. Ma la santa anche questa volta non si fece neanche un graffio, superando la fossa senza problemi.

Infine, fu condannata a essere divorata dalle belve nell’arena. Prima dell’esecuzione, la santa implorò il Signore. Una volta nell’arena le belve non l’attaccarono, ma la lieve ferita di un’orsa la condusse alla morte. In quel momento, si verificò un terremoto e sia le guardie che gli spettatori fuggirono terrorizzati. I genitori recuperarono il corpo della santa e lo seppellirono non lontano da Calcedonia.