I tre miracoli di Giuseppe Moscati, il medico dei poveri

Perché un “Santo” venga riconosciuto come tale dalla Chiesa occorre dimostrare che nel corso della sua vita terrena ha “praticato virtù a livello eroico” e che ha intercesso almeno per un evento ritenuto miracoloso prima dell’avvio del processo che porterà alla sua beatificazione. È necessario inoltre un secondo “miracolo” e la conclusione positiva del processo canonico perché la Chiesa dichiari Santo la persona in questione. Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, si è reso protagonista di ben tre miracoli prima di essere proclamato Santo.

Costantino Nazzaro: era un maresciallo degli agenti di custodia di Avellino quando, nel 1923, si ammalò del morbo di Addison. La prognosi era infausta e la terapia aveva il solo ruolo di prolungare la vita del paziente. Non c’era, almeno allora, alcuna possibilità di guarigione da questa rara malattia, la morte, infatti, era l’unica via percorribile. Nel 1954, ormai rassegnato alla volontà di Dio, Costantino Nazzaro entrò nella chiesa del Gesù Nuovo e prego’ dinanzi la tomba di San Giuseppe Moscati tornandovi ogni 15 giorni per quattro mesi. Ad estate inoltrata, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, il maresciallo sognò di essere operato da Giuseppe Moscati. Il medico dei poveri gli sostituì la parte atrofizzata del corpo con tessuti vivi e gli consigliò di non prendere più alcun medicinale. Il mattino dopo Nazzaro era guarito. I dottori che lo visitarono non riuscirono a spiegare l’imprevista guarigione.

Raffaele Perrotta: era piccolo quando i dottori gli diagnosticarono nel 1941 una meningite cerebrospinale meningococcica a causa di terribili dolori alla testa. Il dottore che lo aveva visitato non nutriva alcuna speranza di poterlo rivedere vivo e, poco dopo, le condizioni di salute di Raffaele peggiorarono tanto che la madre del piccolo chiese l’intervento di Giuseppe Moscati, lasciando sotto il guanciale del suo bambino l’immagine del medico dei poveri. Alcune ore dopo il disperato gesto della madre il bambino era perfettamente guarito per stessa ammissione dei medici: “A parte discussioni cliniche del caso due sono i dati incontrovertibili: la gravità della sindrome che faceva prevedere la prossima fine del giovane e l’immediata e completa risoluzione della malattia“.

Giuseppe Montefusco: aveva 29 anni quando, nel 1978, gli diagnosticarono una leucemia acuta mieloblastica, malattia che prevedeva un’unica prognosi: la morte. La madre di Giuseppe era disperata ma una notte sognò la fotografia di un medico con addosso un camice bianco. Confortata dall’immagine, la donna ne parlò col suo sacerdote che fece il nome di Giuseppe Moscati. Bastò questo a tutta la famiglia che speranzosa iniziò a pregare tutti i giorni affinché il medico dei poveri intercedesse per miracolare Giuseppe. Grazia che fu concessa meno di un mese dopo.

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