Ospedale

Infermiera malata di tumore, la madre si rifiuta di curarla

Infermiera malata di tumore, la madre si rifiuta di curarla. Questa è la triste storia di Daniela una giovane mamma che lotta contro un brutto male da un pò di tempo. Cosa è successo a questa donna, sentiamo la sua storia. Daniela è un’infermiera di 47,che lavora in psichiatria a Milano malata di tumore. Consigliata dai medici di fare una cura sperimentale che necessita un DNA di un genitore. Allora Daniela ha cercato la mamma biologica poiché è stata abbandonata alla nascita.

La sua speranza era acconsentire ad un prelievo del sangue per una cura sperimentale. Quindi necessitava di un DNA per poter fronteggiare alla malattia. Daniela è una mamma di due figlie e una moglie. A febbraio aveva lanciato un appello dalle pagine La Provincia di Como, e si era rivolta ai giudici per risalire all’identità della donna. L’orfanotrofio dove l’hanno lasciata e dove ha vissuto fino a 2 anni nel comasco è chiuso da anni e tutta la documentazione sono passate all’ospedale di Como.

La madre si rifiuta di curarla. Ecco cosa risponde

La madre si rifiuta di curarla. Ecco cosa risponde Il tribunale dei minori ha trovato la cartella clinica al Sant’Anna e lì il nome della donna c’era, ma non è bastato. La donna ha rifiutato di sottoporsi al prelievo e non è possibile disporne uno coattivo. La donna, che oggi ha poco meno di 70 anni, che vive Como è di nuovo madre e nonna, ha negato il proprio aiuto alla figlia. Nel suo appello, molto condiviso sui social, Daniela affermato di non voler incontrare la madre e ne tubarle la vita chiedeva solamente un prelievo in anonimato, per poter guarire dal tumore.

Infermiera malata di tumore la madre si rifiuta di curarla: una sentenza a morte

Infermiera malata di tumore, la madre si rifiuta di curarla: Daniela invia una lettera alla madre biologica con scritto ha scritto: “Spero ancora che tu possa ripensare alla tua decisione. Utilizzerò tutto ciò che è in mio potere per darmi la possibilità di vivere, ritengo che sia un mio diritto.

Una “sentenza di morte” come scrive Daniela nella lettera, “Mi chiedo come tu ti addormenti la sera, come fai a vivere sapendo che hai negato senza possibilità di ripensamento la cosa che ti è stata chiesta: un prelievo di sangue in totale anonimato organizzato secondo le tue regole e la tua volontà, che non andrebbe a cambiare nulla della tua situazione di vita attuale, perché nessuno saprebbe.

A me invece consentirebbe di far crescere la mia bambina che ha solo 9 anni e ha il diritto di avere al suo fianco la sua mamma” spero ancora che tu possa ripensare alla tua decisione” scrive Daniela, spiegando che lei non si arrenderà: “utilizzerò tutto ciò che è in mio potere per darmi la possibilità di vivere, ritengo conclude che sia un mio diritto”. Molta solidarietà da parte del mondo intero, nella speranza che Dio l’ha aiuti a superare tutto.

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