Lettera di un peccatore a un sacerdote

Caro Padre sacerdote ieri ho tentato dopo anni di lontananza dalla Chiesa di venire da te per confermare e cercare il perdono di Dio, tu che sei un suo ministro. Ma il mio cuore è reso triste dalla tua risposta inaspettata “non posso assolvere i tuoi peccati secondo i dogmi della Chiesa”. Quella risposta è stata la cosa peggiore che mi poteva capitare, non mi aspettavo la condanna definitiva, ma dopo la confessione a piedi ritornavo a casa e pensavo a tante cose.

Pensavo quando sono venuto a Messa e tu hai letto la parabola del figliol prodigo dicendo che Dio come Padre buono aspetta la conversione di ogni suo figlio.

Pensavo alla predica che facesti sulla pecorella smarrita che si fa festa in cielo per un peccatore convertito e non per novantanove giusti.

Pensavo a tutte le belle parole che dicesti sulla misericordia di Dio quando peedicasti il passo del Vangelo che descriveva la mancata lapidazione della donna adultera in seguito alle parole di Gesù.

Caro prete ti riempi la bocca della tua conoscenza teologica e fai belle prediche sul pulpito della Chiesa e poi vieni a dirmi che la mia vita è contraria a quello che dice la Chiesa. Ma tu devi sapere che io non vivo nelle case canoniche o nei palazzi protetti ma la vita a volte nella giungla del mondo tira dei colpi bassi e quindi siamo costretti a difenderci e fare quello che si può.

Molti dei miei atteggiamenti oppure diciamo meglio dei nostri che siamo chiamati “peccatori” è dovuto a una serie di cose avvenute nella vita che ci hanno ferito e adesso eccoci qua a chiederti il perdono e la misericordia che tu predichi, il perdono che Gesù vuole darmi ma che tu dici contro le leggi.

Sono uscito dalla tua Chiesa, caro prete, dopo la tua mancata assoluzione e tutto triste, sconfortato, in lacrime ho camminato per ore e mi sono trovato dopo qualche chilometro di cammino in un negozio di articoli religiosi. Il mio intento non era di comprare ma di andare in cerca di qualche immagine religiosa con cui parlare, visto che dalla tua Chiesa sono uscito con il peso della condanna.

Il mio sguardo è stato rapito da un Crocifisso che aveva una mano inchiodata ed una abbassata. Senza sapere nulla ho pregato vicino a quel Crocifisso e mi è tornata la pace. Avevo capito che potevo ripartire che Gesù mi amava e che dovevo andare avanti nel cammino fino a raggiungere la perfetta comunione con la Chiesa.

Mentre pensavo tutto ciò si avvicina a me un commesso e mi dice “buon uomo vi interessa l’acquisto di questo Crocifisso? È un pezzo raro che non si trova facilmente”. Allora io chiesi spiegazioni sulla particolarità di quella immagine e il commesso rispose “vedete il Gesù in Croce ha una mano staccata dal chiodo. Si narra che c’era un peccatore che non riceveva mai assoluzione dal prete e quindi penitente in pianto vicino al Crocifisso fu stesso Gesù a staccare la mano dal chiodo ed assolvere quel peccatore”.

Dopo tutto questo capii che non era un caso che mi trovavo vicino a quel Crocifisso ma Gesù aveva ascoltato il mio grido di disperazione e voleva supplire alla mancanza di quel suo ministro.

CONCLUSIONE
Cari sacerdoti, io non ho da insegnarvi nulla ma a voi quando si accosta un fedele che ha commesso qualcosa che non va cercate non di ascoltare le sue parole ma di capire il suo cuore. Evvero che Gesù ci ha dato delle leggi morali da rispettare ma nel rovescio della medaglia lo stesso Gesù ha predicato il perdono infinito ed è morto il Croce per il peccato. Siate ministri di Gesù che perdona e non giudici di leggi.

Scritto da Paolo Tescione 

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